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Codice a sbarre

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Codice a sbarre
Biagi e il tempo determinato
La Filosofia Aziendale
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Illustrazione di Francesco Terzago.

Lavoro da due anni nella gdo. Ho lavorato per ikea, brico, coin e soprattutto lidl. Sono giunto ad una conclusione: i discount sono l’avanguardia del nuovo sfruttamento dei lavoratori.

C’ha ragione il ministro, quello che sembra Arnold, ma bianco, e che dice una marea di cazzate a getto ininterrotto. La sua idea di qualche tempo fa di cambiare l’art 1 della Costituzione, io la condivido. Più che sul lavoro questa nostra fottuta repubblica è fondata sulla paura, sui nuovi crumiri, su prestazioni occasionali (che non sono i servizietti di Bondi vestito da donna a Silvio).

Da due mesi sono disoccupato. Mi è difficile parlare di questa mia esperienza perché la rabbia è ancora viva e quasi sempre mi offusca la mente. In realtà, io sono vittima del clima di odio, e forse soffro della sindrome di Stoccolma, perché questo clima quasi quasi mi piace…

Parte I: La grande distribuzione organizzata (gdo)

Nella gdo quasi tutti ci capitano per caso. Non ci vuole nessuna specializzazione. Ci entra chi ha la terza media in Bielorussia e chi è laureato in qualche materia umanistica. Una volta entrato:

-         se lavori più del tuo orario senza chiedere soldi;

-         se ti dimostri innamorato delle magiche logiche dell’altrettanto magica gdo;

-         se non ti iscrivi al sindacato e ti mostri ben disposto verso il volere del padrone;

-         se ogni tanto infami qualche tuo collega;

puoi fare carriera; salire di grado e discutere animatamente della disposizione della maionese come se stessi risolvendo un problema di trigonometria. Per molti che non hanno alcuna specializzazione il futuro è questo.

Per quanto la mia indole non sia molto incline al lavoro, non mi dispiaceva troppo quello sgobbo. La mattina vedevo l’alba sorgere dalla pianura e la sera il sole rosso affondare tra vette taglienti del Pasubio; scaricavo il camion sotto la pioggia come se guidassi una nave nella tempesta; facevo qualche semplice giochino logico per gli ordini; in cassa ridistribuivo le risorse nel modo che mi sembrava più equo, come Robin Hood.

C’è chi ha la fortuna e l’abilità di riuscire a fare il lavoro che gli piace. Gli altri si fanno piacere il lavoro che fanno, e quello nella gdo è un lavoro come un altro.

1) La gdo è un ambiente di lavoro pieno zeppo di crumiri. In molte realtà il sindacato non esiste. I dipendenti hanno scarsissima coscienza di classe. Quasi sempre i contratti sono a tempo determinato. Due mesi, rinnovo di tre mesi, poi a casa 10 o 20 giorni a seconda del periodo che si ha lavorato, e ancora quattro mesi. Per legge infatti dopo due contratti a tempo determinato l’azienda deve assumere a tempo indeterminato. A meno che… invece di rinnovare il contratto non liquidi il dipendente dicendogli “fatti una bella vacanza!”, e dopo un paio di settimane nuovo contratto e ricomincia la giostra. D’altra parte che ci stanno a fare le leggi se non esiste un modo per il potente di raggirarle?!

Ovviamente tra un contratto e l’altro sai se verrai confermato solo qualche giorno prima della scadenza. Se invece ti lasciano a casa lo scopri il giorno stesso. Dritto a casa e senza passare dal via!

La logica non fa una piega: se io padrone dico a te fannullone di un dipendente quale sarà il tuo futuro tu potresti adagiarti sugli allori. Mi potresti lavorare più lentamente, potresti non far quello che io ti dico, potresti addirittura non volermi più bene e andare da quei fanatici del sindacato! No, è meglio che io ti tenga all’oscuro. Non devi sapere quale sarà il tuo futuro. Pensa al presente e a dare il massimo. Vedrai che non lo dimenticherò…

Ma il presente non è niente. È adesso; ma adesso è già passato. Il presente è un istante che è già passato e tutto il resto è futuro.       Il presente è la scelta, ciò che io ora decido di fare, che diviene parte di me, della mia storia, e produce i suoi effetti nel futuro facendolo diventare bianco invece che nero.

Il tempo determinato è un eterno presente che non contempla la scelta.

Forse l’intero paese è un eterno presente. Nessuna scelta, solo piccoli aggiustamenti. Nessun piano per il futuro. Nessun soldo alla ricerca. Nessuna idea innovativa. Nessuna rivoluzione. Nessuno investimento. Nessuna scommessa. Nessuna prospettiva. Nessun futuro.

L’eterno presente del potere e dei suoi privilegi.

La scelta deve essere il cambiamento, non la conservazione. La delega non può essere illimitata. La rappresentanza ha un limite. La scelta deve essere la partecipazione.

E allora ogni tanto penso che in questo presente io scelgo di partecipare perché voglio cambiare!



Ultimo aggiornamento (Mercoledì 27 Gennaio 2010 20:50)

 

Commenti  

 
+1 #3 stefano 2010-01-28 22:29 Veramente un bel pezzo, molto interessante.
Mia mamma (che è di arzignano, te lo dico visto che pare che siamo conterranei) mi ha sempre raccontato di quando a 16 anni lavorava in conceria. Lei veniva da una famiglia contadina e ultrademocristi ana. Quando negli anni '70 c'erano gli scioperi i miei nonni la mandavano a lavorare perché non stava bene andare con certa gente e lei stava lì con le altre, e gli pareva bello perché il padrone portava loro il pranzo.
Però lei mentre era lì che girava le pelli si diceva "ma non sarà per sempre così la mia vita?". E alla fine per fortuna non è stata così.

Temo che per la nostra generazione non varrà lo stesso finale.
Non vedo rosei futuri di cambiamento, non vedo un mondo migliore per la nostra generazione. Il presente ci ha assorbiti, come dici tu, e un giorno il futuro ci prenderà alle spalle.
Citazione
 
 
+1 #2 nicola rampazzo 2010-01-28 04:39 Bello Compagno. Nonostante la lunghezza me lo sono ciucciato tutto di gusto. Citazione
 
 
+1 #1 Francesco Terzago 2010-01-27 21:54 Un bel pezzo, grazie! Citazione
 

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