La contraccezione è emancipazione?
Da femminile plurale.
Qual è il più importante progresso scientifico del Novecento? Internet, il nucleare, gli aeroplani? Secondo l'Economist, è la pillola contraccettiva.
In America oggi si festeggia il cinquantesimo compleanno del contraccettivo orale: era il 9 maggio 1960 quando la Food and Drug Administration americana dava il via libera alla commercializzazione di Enovid. Da noi in Italia le cose arrivarono poco più di dieci anni dopo: nel 1971 la Corte costituzionale aboliva quella parte del codice penale che considerava la contraccezione e l'aborto come reati contro la stirpe puniti con la reclusione.
Beh, l'Economist su una cosa ha ragione: l'identità femminile e il Novecento si sono tanto amati. Da casalinghe a lavoratrici retribuite, da angeli del focolare a cittadine attive e partecipi, dall'obbligo riproduttivo alla consapevolezza delle proprie scelte. Ma non basta.
L'invenzione della pillola contraccettiva da parte di Pincus (ingaggiato dalla battagliera femminista americana Margaret Sanger) non è estranea a questi cambiamenti. E oggi nel mondo siamo in 100 milioni a cominciare la giornata prendendo la pillola, magica perché ci permette di avere una vita sessuale attiva senza doverci prendere la responsabilità di un figlio, il che - sana e consapevole libidine a parte - significa poter proseguire gli studi e poter ambire ad una vita lavorativa fuori dalle mura di casa.
Il valore simbolico della pillola contraccettiva è alto da qualsiasi punto di vista lo si guardi. Strumento per la liberazione sessuale femminile, dicono alcuni, riduzione della donna «a semplice strumento di godimento egoistico», dicevano altri.
Come osserva Nancy Gibbs, da quando gli uomini sanno come fare figli, vogliono anche sapere come fare per non farli. A lato, a titolo di cruda testimonianza, potete ammirare un antico preservativo fabbricato con intestini animali. Anche il caro vecchio Onan era un esperto in contraccezione, dato che non stava indugiando in fantasie sporcaccione come pensano tutti, bensì praticando con veterotestamentaria sbrigatività il salto della quaglia con la cognata, gesto che Jahvè ricambiò accoppandolo in meno di mezzo versetto (per il salto della quaglia, non per la cognata). Ma se la contraccezione è vecchia quanto l'umanità, perché la pillola rappresenta tutta questa rivoluzione?
Perché la pillola dà potere alle donne sul proprio corpo. La contraccezione esiste da sempre ma, per ragioni evidenti, era appannaggio dei soli uomini. Con la pillola, invece, la donna acquisisce il potere di decidere se rendersi disponibile a una gravidanza oppure no. Non è necessario che l'uomo sia d'accordo, perché non è nemmeno necessario che l'uomo ne sia al corrente. Non è poco. Inoltre la pillola è un metodo contraccettivo sicuro, non invasivo e - al contrario di quello che affermano le leggende metropolitane - sano : dopo 40 anni di studi, il British Medical Journal ha pubblicato i risultati secondo cui le donne che utilizzano la pillola sono più longeve.
Nonostante tutto questo, sarebbe sbagliato pensare che la pillola sia la causa dei movimenti femministi che determinarono le conquiste sociali e politiche del Novecento. La pillola era ed è uno strumento, e non c'è strumento che funzioni se non si costruiscono le opportunità che permettono di utilizzarlo. Se non ci fosse stato il movimento femminista, l'invenzione della pillola sarebbe utile come una Ferrari nel mezzo della giungla.
La possibilità della contraccezione è una gran bella cosa, ma non equivale alla reale libertà di scelta. La possibilità della contraccezione si compra in farmacia, la libertà di scelta no: questa richiede informazione, consapevolezza, cultura, educazione.
Tenendo le le due cose distinte, l'analisi della situazione in Italia è chiara: quanto all'accesso alle possibilità di contraccezione, non si registrano difficoltà a comprare la pillola contraccettiva in farmacia (discorso diverso per le colleghe "pillola del giorno dopo" e Ru486, ma questo è un altro discorso). Quanto all'accesso alla reale libertà di scelta, siamo indietrissimo. Prendiamo il grado conoscenza dei metodi contraccettivi, per esempio: siamo superati da quasi tutti i nostri vicini del Vecchio Continente con la sola eccezione della Turchia, alla quale abbiamo strappato un pari merito (Islam-Vaticano uno a uno, palla al centro). Non ci stupiamo se da un convegno della Sigo emerge che quasi il 30% degli adolescenti sessualmente attivi non utilizza alcun anticoncezionale. Sarà perché la loro unica (cattiva) maestra, in fatto di sesso, è la televisione. Insomma, in Italia l'informazione su sesso e contraccezione è a un livello preoccupante.
Festeggiamo il cinquantesimo compleanno di uno strumento quindi, ma ricordando a noi stesse il lavoro che c'è da fare per favorire il suo utilizzo libero e consapevole. La possibilità farmacologica della contraccezione non serve a nulla senza le condizioni sociali e culturali che permettono alle donne di scegliere. Se queste ultime ci sono, allora la prima è la ciliegina sulla torta.
Sulla differenza tra "contraccezione" ed "educazione alla" pare fare confusione Natalia Aspesi quando su Repubblica si lamenta del fatto che quando «le donne italiane finalmente se ne impossessarono [della pillola], le attribuirono altra libertà, altre vittorie, altre promozioni che poi alla fine in qualche modo non sono venute».
La ragione, forse, è che dimentichiamo tutte troppo facilmente che la libertà sessuale proviene dall'autonomia personale e dall'emancipazione sociale. Il supporto farmacologico - concettualmente, almeno - viene dopo, ed è controproducente farne un totem sacro se così si dimentica il lavoro che c'è ancora da fare (le maniche che sono ancora da rimboccare).
Alcune cose vengono dalla scienza, altre solo da noi stesse e per noi stesse. Buon compleanno femminismo.
Ultimo aggiornamento (Domenica 09 Maggio 2010 20:53)















