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Mobilità sostenibile: il caso di Reggio Emilia


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Le automobili producono danni: inquinamento atmosferico e acustico, deterioramento dell’ambiente e del paesaggio urbano, incalcolabili rischi per la salute pubblica e costi alti per privati ed enti locali.

L’alternativa è implementare modelli sostenibili di mobilità. In città la sfida è ripensare il modo in cui si effettuano gli spostamenti secondo parametri di efficienza, sicurezza e sostenibilità ambientale. Ma il mezzo di trasporto del futuro è quasi passatista: la bicicletta.

La bicicletta, innanzitutto, è veloce: la maggior parte degli spostamenti che avvengono in città sono inferiori ai 4km e i tempi medi di percorrenza in bicicletta di questi tragitti sono inferiori a quelle delle automobili. Inoltre, una volta affrontata la spesa iniziale, la bicicletta è praticamente a costo zero. È sostenibile, non inquina, contribuisce a tutelare la vostra salute tenendovi in movimento e studi più recenti hanno dimostrato che il tasso di inquinamento all'interno dell’abitacolo delle automobili è invariabilmente superiore a quello esterno. Quindi il ciclista respira aria più sana di chi è alla guida dell'automobile.

Rendere ciclabili le nostre città è una delle sfide cruciali del futuro, e questo per il territorio, per il paesaggio naturale ed artistico, e per la persona e per la città.

Ma a fianco della semplicità, ci deve essere la volontà politica. Per questo, probabilmente, all’Assessorato Mobilità di Reggio Emilia sono piuttosto orgogliosi del BiciPlan, progetto con il quale è stato pianificato lo sviluppo delle politiche della bicicletta nei prossimi dieci anni secondo una logica di rete dei itinerari ciclabili: si sostituiscono ai vari percorsi presenti, frammentati e discontinui, una rete interconnessa che colleghi il territorio secondo una rete ciclabile riconoscibile e suddivisa tra gli itinerari primari della rete portante e la rete di supporto che funziona da maglia di distribuzione.

Per promuovere la mobilità sostenibile nelle generazioni più giovani, l’Assessorato ha avviato progetti che coinvolgono poco più di un terzo delle scuole primarie del territorio (16 su 40). 560 bambini sono stati coinvolti con le loro famiglie in progetti come il BiciBus e il PediBus. Il metodo ha alcune ovvie difficoltà organizzative ma è semplicissimo: si organizzano i percorsi scala-scuola dei bambini a piedi o in bici, istituendo apposite “fermate” come punti di ritrovo. Gli accompagnatori sono genitori, nonni o insegnanti. Il circolo è virtuoso perché in questo modo anche le famiglie si possono dare il cambio nell'accompagnare i bambini a scuola, sostenendosi a vicenda: da scuola dicono che le famiglie infatti sono felici di collaborare. A questo proposito negli uffici dell’Assessorato si parla esplicitamente di “cittadinanza attiva”. Con la collaborazione dei vigili urbani, i bambini delle classi coinvolte seguono anche corsi di educazione stradale, e con il Bici Educational l’orgoglio di Reggio Emilia per la formazione fa sorridere e, magari, ben sperare.

Ma per gli adulti servono i parcheggi scambiatori così, a Reggio Emilia, si sta provando a ad agevolare lo scambio automobile-bicicletta. Sono 80 le biciclette pubbliche messe a disposizione con un sistema di noleggio automatizzato e dai costi contenuti (50 centesimi l’ora, tariffa giornaliera 3 euro tariffa settimanale 8 euro). Per incentivare gli spostamenti brevi, da un anno la prima mezz’ora è gratis. Sono a disposizione biciclette elettriche, un servizio di deposito (tariffa giornaliera 2 euro, tariffa mensile 10 euro) e diverse officine per i servizi di manutenzione in collaborazione con gli esercizi della zona (che bonariamente approfittano e fanno concorrenza: tariffa giornaliera 1 euro. Ma per il noleggio la loro cauzione sale a 50 euro, mentre quella del Comune al rilascio della tessera è 15). Le postazioni di noleggio sono 13 in tutto, 8 in più rispetto a due anni fa: segno che si sta investendo. La maggior parte delle postazioni è nell’area del centro storico, altre si trovano presso i principali parcheggi scambiatori fuori dall’area delle vecchie mura, poi ancora alla stazione FS e presso il principale ospedale della città, il Santa Maria Nuova. Visto che ovviamente le biciclette pubbliche possono essere restituite in una qualsiasi delle postazioni, i costi di manutenzione sono alti perché ogni sera le biciclette devono essere redistribuite tra le varie postazioni.

Il bel risultato è oggi la bicicletta a Reggio Emilia copre il 15% dell’esigenza di mobilità urbana. Nella classifica di Legambiente 2010 per indice di ciclabilità (metri di piste ciclabili ogni 100 abitanti) Reggio Emilia è stata valutata prima in Italia, con 32 chilometri ogni 100 abitanti. Anche altre città si distinguono, come Ferrara, ma l’indizio che la bicicletta non è ancora davvero offensiva per cambiare le sorti della mobilità urbana è che il suo utilizzo sta incidendo non sull’utilizzo dell’automobile privata ma su quello del trasporto pubblico. Vale a dire: la somma di chi si sposta in bici e di chi si sposta con i mezzi pubblici tende a rimanere costante. L’automobilista, invece, non rinuncia al volante. La differenza tra chi guida e chi pedala è quasi ontologica.

Visto da qui, il modello è ambiziosissimo: si tratta del 30-30-30, per cui le esigenza di mobilità urbana vengono coperte per il 30% dal trasporto privato, per il 30% dal trasporto pubblico e per il 30% dalle biciclette. Reggio Emilia è a 15-15-70 eppure è tra le prime città in Italia per ciclabilità: significa che c’è ancora tanto da fare.

Ultimo aggiornamento (Martedì 23 Novembre 2010 12:42)

 

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