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Inattaccabili: le spese militari dell'Italia

E' un momento difficile, dicono. Un momento in cui il Paese deve fare dei sacrifici per scongiurare il default, dicono. Gli “indignati” (nuova forma di eresia, nonché il termine più alla moda quest'anno per convincere i bambini ad andare a letto la sera senza fare storie) sostengono che ci sono sistemi più equi per fare cassa, che tanto per cambiare non penalizzino chi ha sempre guadagnato meno dal sistema economico capitalistico-finanziario, ma facciano pagare chi ha contribuito a creare la crisi. Non ho intenzione di soffermarmi sul fatto che Monti, Papademos (capo del nuovo esecutivo greco) e Draghi (ora alla guida della Bce) siano stati consulenti della Goldman Sachs, la banca statunitense che influenza pesantemente le decisioni politiche negli Usa (e a quanto pare anche in Europa), causa insieme a Lehman Brothers e Morgan Stanley della bolla speculativa sui mutui “subprime” che ha dato l'avvio alla crisi. Non cercherò di farvi avere il quotidiano travaso di bile elencando i privilegi della casta politica e comparando lo stipendio di Obama con quello di un nostro sottosegretario o portaborse.

C'è un nuovo esecutivo di posati e competenti professionisti che fanno finta di essere dei tecnici, ma, come è stato acutamente osservato, hanno una precisa linea politica, quella del neoliberismo; un esecutivo tenuto in ostaggio da partiti che hanno la maggioranza in Parlamento o che potrebbero averla alle prossime elezioni. Ma si potrebbe tentare di approfittare del momento di transizione per diminuire le diseguaglianze e ridistribuire le ricchezze evitando di aumentare l'Iva, che peserebbe su tutti i cittadini, o di reimporre l'Ici sulla prima casa, come se, a fronte di chi possiede beni di lusso o gode di redditi milionari senza denunciarli, essere proprietari di un immobile fosse indice di ricchezza...

C'è un settore, in Italia, che non viene quasi mai preso in considerazione: le spese militari. Ma sarebbe davvero il caso di prenderlo in considerazione, in quanto nel 2010 la Difesa ha speso complessivamente 27 miliardi di euro. Teniamo conto del fatto che la Finanziaria approvata lo scorso agosto dal vecchio esecutivo prevedeva 53,3 miliardi di euro entro il 2013, anno del supposto pareggio di bilancio. Questi 27 miliardi equivalgono a quattro volte il Fondo di Finanziamento Ordinario, ovvero i soldi stanziati ogni anno per tutti gli Atenei del Paese. Nell'ultima legge di Stabilità, approvata quel fausto 12 novembre, si è stabilito di decurtare del 51% i fondi della cooperazione allo sviluppo, ovvero le attività delle Ong italiane in operazioni di solidarietà internazionale, passando da 179 milioni di euro stanziati nel 2011 a soli 86 milioni per il 2012, cifra che tra l'altro corrisponde al costo di un solo cacciabombardiere F35. Nello stesso Ddl, invece, sono stati confermati in toto i fondi da destinarsi alla guerra, ah no, scusate, alle “missioni di pace”. Una cifra tra tante è quella delle missioni militari internazionali: 750 milioni di euro stanziati per sostenere solo sei mesi di operazioni militari all'estero.

Curiosa, la vicenda degli F35: lo stato italiano e Finmeccanica stanno acquistando 131 velivoli al costo totale di 16 miliardi. A questa compravendita partecipavano anche altri Paesi europei, che però hanno deciso di fare un passo indietro considerando una simile spesa come inutile e dannosa a fronte della difficile situazione economica. In Italia questo non è ancora avvenuto, nonostante sia anche stata presentata una mozione parlamentare. Della Finmeccanica fa parte l'Alenia (il settore aeronautico), i cui lavoratori hanno scioperato un paio di mesi fa per il piano di ristrutturazione che avrebbe avuto serie conseguenze occupazionali. Un'azienda in crisi, che deve esternalizzare la produzione e chiudere stabilimenti, dall'altra parte spende 16 miliardi perché all'Italia serve un nuovo giocattolo militare. Alla faccia dell'articolo 11 della Costituzione. Che priorità abbiamo in Italia? Che priorità vogliamo avere in futuro? La Finmeccanica, è bene ricordarlo, è stata al centro del cosiddetto “affare Lavitola”, in seguito al quale molti pezzi grossi del gruppo hanno dovuto dimettersi. Un'ultima curiosità: l'azionista di maggioranza della Finmeccanica è il Ministero del Tesoro, ora nella persona di Monti, che è stato lo European Chairman (cioè uno dei tre “presidenti”) della Commissione Trilaterale, di cui è membro anche il presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini.

Anche ammettendo che le spese della Difesa siano considerate giuste e necessarie dai cittadini, gli sprechi nel settore sono evidenti. Parte delle uscite annuali della Difesa, come ha evidenziato un'inchiesta di Repubblica, è il mantenimento di un organico ipertrofico che ricopre una posizione finora inattaccabile: con l'abolizione della leva obbligatoria, infatti, è diminuito il numero di militari che operano direttamente sul campo, nelle missioni internazionali (dodicimila unità), ma in patria ben 98mila ufficiali e sottufficiali vivono a spese dello stato (compresi i vari benefici di cui godono, come gli alloggi riservati). Il rapporto tra generali-ammiragli e truppe effettive è ridicolo rispetto agli Usa: qui ne abbiamo 600, lì, sono solo 900 a fronte di 400mila uomini sul campo.

 

E dunque, c'è un nuovo governo. Dopo aver festeggiato per la caduta della egocrazia catodica berlusconiana, teniamo d'occhio questo esecutivo fatto di lavoratori perbene, perché dopo anni di tagli alla scuola, all'università, al welfare, c'è la possibilità che si tagli ciò che realmente costituisce uno spreco per il Paese. C'è la possibilità, dico, anche se nessuno, tra patrimoniale, Ici e Iva, ha ancora accennato di averne la minima intenzione.

 

Ultimo aggiornamento (Domenica 20 Novembre 2011 20:22)

 

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