Desideri in vitro
da: http://www.femminileplurale.wordpress.com/
Non deve stupire che molte coppie italiane si rivolgessero al Sabyc Medical Center di Bucharest, nel quale, la notte scorsa, un’operazione internazionale coordinata dalla polizia rumana ha scoperto un traffico illegale di ovuli destinati alla fecondazione medicalmente assistita.
Nel nostro Paese, chi si trova nella situazione di dover ricorrere a questo trattamento sanitario ha davanti a sé una legge che, di recente, è stata respinta dalla Corte costituzionale.
Si tratta della legge 40 del 2004 (qui il testo). Cosa stabilisce la legge 40?
- fissa a 3 il numero di embrioni che è lecito fecondare artificialmente – bypassando così l’opinione del medico;
- impedisce la conservazione degli embrioni – così nell’eventualità che qualcosa vada storto si deve ricominciare il trattamento, che, essendo rischioso per la salute della donna, sarebbe da ripetersi il minor numero di volte possibile;
- stabilisce che gli embrioni debbano essere impiantati indipendentemente dallo stato di salute della donna, la quale non ha diritto alla revoca del proprio consenso. In pratica, se la volontà della donna fosse (per mille ragioni possibili) di non sottoporsi all’impianto degli ovociti fecondati, i carabinieri, per legge, dovrebbero andare a prelevarla a casa e accompagnarla in clinica al fine di costringerla a sottoporsi all’impianto. Che bella immagine della maternità.
- infine, la legge 40 non permette la diagnosi pre-impianto, lasciando così senza aiuto tutte quelle coppie portatrici di anomalie genetiche (come erano, a Milano, i genitori portatori di Beta-Talassemia) che vorrebbero solo scongiurare la possibilità che i figli nascano malati ricorrendo a un trattamento sanitario non impossibile e utopico, ma possibile e disponibile. Le coppie fertili che affrontano la procreazione assistita non si sognano nemmeno di “confezionarsi” il figlio con occhi azzurri e riccioli biondi – mannaggia ad Habermas – vorrebbero invece solo assicurare ai propri figli la salute.
Mentre il governo Papi si tuffava con questo “eccesso di potere” nel ricco piatto dell’ideologia di stampo catto-conservatore, a Bucarest si pagavano tra i 10.000 e i 15.000 euro (meno di una Fiat Punto). Chi può permetterselo, lo fa.
Non deve stupire, dunque, che molte coppie italiane si rivolgano a cliniche che, a poche centinaia di chilometri da qui, possono contare su controlli meno stringenti o, addirittura, su leggi più giuste.
Lo chiamano turismo procreativo. Volendo un figlio e trovandomi in quelle condizioni, lo farei anch’io.
Ultimo aggiornamento (Lunedì 16 Novembre 2009 13:23)















