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Letteratura Fantasy in Italia, prima parte.

Per la rubrica del lunedì, letteratura...

Per le prossime settimane mi sono preso la briga di scrivere delle riflessioni sulla letteratura Fantasy. Questa è la prima parte, suggerimenti e critiche sono ben accette. Oggi partiamo con una visione di insieme, fiaba, folklore e mito, e come queste cose riguardino o debbano riguardare uno scrittore italiano di libri Fantasy.


Scrivere letteratura fantastica non è altro che fare i conti con il mito, il mito come narrazione della realtà – i miti di oggi quanto i miti di ieri, questa per alcuni non sarà una novità. Mito che possiamo intendere come narrazione dell'anteporsi di bene e male, per la necessità dell'uomo di ragionare per contrasti (Lévi-Strauss), mito come restituzione, nei termini in cui ne parla Barthes in Miti d'oggi, ed è per questo che dovremmo interessarci maggiormente, anche a livello teorico, di quel genere letterario che lavora sul mito e con il mito nel modo più vistoso. Proponendo quelle che sono, o quanto meno che vorrebbe proporre nel modo più schietto quelle che sarebbero le fiabe della società contemporanea.

La formazione di un individuo è del resto molto legata agli orizzonti mitici e della fiaba che questo viene a conoscere, e proporre nel nostro paese la letteratura fantastica come un prodotto editoriale di mero consumo è sbagliato, pericoloso e riduttivo – come se questo in Italia debba essere un genere a esaurimento del quale pubblicare e pubblicare senza tenere conto della qualità propria delle narrazioni edite, saturando piano piano il mercato e portandolo lentamente all'asfissia.

È questa stereotipazione che trasforma un fenomeno letterario in una moda letteraria, che ripiega il genere su se stesso, lo stiamo vedendo con il sotto-genere Fantasy. Ma è proprio ignorare le caratteristiche di questo sotto-genere che comporta il fatto che ci sì polarizzi su quegli elementi che di questo sono più appariscenti. È cosa davanti agli occhi di tutti che in Italia questi vengano riproposti in modo sterile, come le forme proprie di un dogma. I lavori di Licia Troisi, per esempio, sono un pout pourri di elementi già visti, già detti, già discussi – ed è, ahimè, proprio l'attinenza a un modello particolare che i lettori della Troisi apprezzano e cercano, generando di fatto mercato. Ma si tratta di un mercato a tempo, perché la letteratura Fantasy che in Italia viene proposta non viene ridiscussa e così non si può evolvere, è pedissequa. Ci si limita a riproporre all'infinito quei topos ricorrenti che sarebbero distintivi di un immaginario collettivo a noi distante, pagano e anglo-germanico. Nel folklore italiano ricercare gnomi, elfi, mostri e spettri è un lavoro che nessuno compie prima di proporre la propria narrazione fantasy/fantastica a una casa editrice. O se lo fa, lo fa senza che gli giovi. Eppure già un corpus come Fiabe Italiane di Calvino sarebbe sufficiente per farsi un'idea generale di un sostrato mitico del tutto particolare e che, per logici motivi, non ha nulla a che invidiare con quello di un altro paese, anche se è caratterizzato più di altri da certi limiti, come il rapporto molto stretto, almeno più che altrove, di sovrapposizione o di censura con la religione cattolica. Potremmo dire che il lavoro dello scrittore Fantasy italiano dovrebbe partire anche da queste considerazione ma che per il momento è fatto solo per un terzo: cioè nel tenere conto della letteratura fantastica/fantasy esclusivamente nella sua accezione sincronica del passato recente, senza che questa venga messa a confronto con altre varietà sincroniche di un passato più lontano per una valutazione ampia e diacronica. L'identità dello scrittore Fantasy italiano viene emulsionata nel momento stesso in cui egli decide di scrivere letteratura Fantasy, egli infatti, nel momento in cui si rapporta con la produzione Fantasy recente non è cosciente del rapporto che intercorre tra il sostrato mitico di un inglese, un irlandese, un americano, un tedesco ecc. e la produzione Fantasy dello stesso. Per il semplice fatto che lo scrittore Fantasy italiano ignora quella che è la sua identità linguistica e folklorica, ed è per questo che il suo lavoro si riduce a essere una plastica imitazione di qualcosa che conosce solo superficialmente. Egli, per avere coscienza dell'altro, dovrebbe avere prima di tutto avere coscienza di se stesso, tenendo conto proprio di quel rapporto inscindibile che esiste tra lingua e identità. Il sotto-genere della letteratura fantastica che conosciamo tutti come Fantasy, ci viene già detto con il fatto che venga denominata con un anglismo, altro non è che un sotto-genere etnico. Con ciò, ovviamente, non sostengo che un italiano non possa o non debba scrivere Fantasy, anzi, dico semplicemente che fino a che uno scrittore di Fantasy italiano non avrà come base certi presupposti il suo lavoro non potrà essere di buona qualità. Agli occhi di un lettore esigente il lavoro di questo scrittore Fantasy italiano risulterà incosciente e approssimativo, agli occhi di un lettore ragionevole; alieno, composito o banale. In anzi tutto perché il lavoro dello scrittore Fantasy italiano soffre delle manchevolezze dello scrittore stesso. Il quale non dispone delle parole adatte per caratterizzare la sua ambientazione tenendo conto di quello che è il suo effettivo trascorso: se un irlandese, per esempio, ha fino ad oggi avuto a che fare con le vestigia di un certo paganesimo lo stesso non può valere per un italiano: le fate, i troll ecc. non fanno propriamente parte dell'orizzonte mitico di un italiano almeno non nella definizione che normalmente il Fantasy contemporaneo ci restituisce.

Uno dei pochi fantasmi che ci sta davvero simpatico...

Quanto invece la figura del fantasma potrebbe: perché i fantasmi sono presenti in una qualsiasi tradizione folklorica nelle loro più svariare declinazioni, come del resto maghi e streghe. Una ambientazione Fantasy-tipo figlia di uno scrittore italiano sarà marcata da dei tratti distintivi ben noti, sempre speculando, troveremo degli elfi, ma per l'italiano l'elfo è un archetipo letterario senza passato, e quindi un controsenso – a meno che egli non conosca una tradizione folklorica che ha poco a che vedere con la sua stessa identità, quante volte avete sentito parlare degli “elfi del Signore degli anelli”, quante volte invece avete sentito dire che una casa non si sarebbe edificata perché “non si può dissacrare il luogo dove vivono gli elfi”. Questo nei paesi del nord Europa avviene con una certa regolarità, come in Giappone non è possibile costruire in quei luoghi dove agli uomini appaiono i Kami. In Italia un discorso simile si potrebbe fare per un terreno dove è apparsa la Madonna. Come d'altra parte la scelta dei nomi dei personaggi che compariranno nel libro dello scrittore Fantasy italiano avranno un aspetto fonetico che ricorderà quello delle lingue anglo-germaniche, ma senza che questa scelta sia cosciente – uno scrittore inglese che scrive un romanzo Fantasy sceglie dei nomi che hanno una denotazione di un certo tipo e che, seppure in modo atavico, hanno un suono a lui famigliare, una condizione molto differente rispetto a quella dell'omologo italiano, il primo sceglierà un nome che gli ricorderà un passato mitico da cui, bene o male egli stesso proviene, per il secondo un esotismo che parlerà di un passato distante geograficamente, linguisticamente e culturalmente. Dovremmo allora tenere in maggiore considerazione chi siamo, anche e soprattutto, nel momento in cui scriviamo un'opera di fantasia, perché il nostro lavoro sia davvero cosciente e di buona qualità.


Prendete i riferimenti che seguono più come consigli di lettura...

Sitografia, le fonti principali;

http://en.wikipedia.org/wiki/Main_Page

http://www.fantascienza.com/magazine/home/

http://www.fantasymagazine.it/home/

http://fantasy.gamberi.org/

 

Bibliografia, le fonti principali;

Troppo lontani dalle stelle, Ray Bradbury, Mondadori, ISBN 9788804581079

La letteratura fantastica, Tzvetan Todorov, Garzanti, ISBN 978881166978

Morfologia della fiaba, Vladimir Ja. Propp, Einaudi, ISBN 9788806154516

Miti d'oggi, Roland Barthes, Einaudi, ISBN 97888061777607

Elementi di Semiologia, Roland Barthes, Einaudi, ISBN 9788806159863

Fiabe Italiane, Italo Calvino, Mondadori, ISBN 9788804373506

Racconti fantastici dell'Ottocento (introduzione), a cura di Italo Calvino, Mondadori ISBN 8804485973

 

Ultimo aggiornamento (Lunedì 19 Aprile 2010 01:15)

 

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