Migrare in Germania finita la triennale, la testimonianza di un amico.
La differenza tra un paese civile e il nostro.
Oggi ho letto la seguente nota su Facebook e ho chiesto al mio amico Igor se potevo girare qui, in modo tale che anche voi poteste leggere che cosa significhi l'impatto con l'estero, con la Germani precisamente, per una delle tante persone normali che non ce la fanno più a stare nel nostro paese e che, titolo di studi appena ottenuto, partono.
dunque siamo a berlino da 12 giorni giusti.
partire in questo modo è una cosa forte. netta.
fondamentalmente chiarifica in un lampo una cosa: la differenza fra l'onniscenza e lo smarrimento. il tepore della vita che poggia su un "qualcosa da fare", " gente da vedere", pareti e luoghi da poter chiamare "casa", una routine consolidata dal bianco al nero. dal momento di evasione esilarante alla noia sconfinata.
bene. questa è un po' l'onniscenza che va contrapposta al non sapere. il non conoscere: le persone, gli obiettivi, le possibilità. i luoghi così diversi da "casa" per i nostri occhi. la lingua (che da subito taglia il 90% della comunicazione reale, al di là delle 4 chiacchiere in inglese ostentato). le dimensioni di "rifugio" e "difesa".
dopo mesi di pensieri, abbozzi, fantasie. intervallati da ottimi libri e film che condivano e alleggerivano le preoccupazioni del nostro sognare. dopo tempo trascorso a prendere sempre più in considerazione l'idea del famoso "partire". a non relegarla a sola fantasticheria esotica. poi si decide. senza sapere, si decide che si partirà. è proprio in questo momento che l'italiano fuggitivo (non sempre a torto aggiungo io) immagina una prospettiva inspiegabilmente migliore di là, oltre le montagne e i mari. quasi ci fosse un aiuto divino, varcata la soglia di casa. un po' come gli avventurieri che nei libri partivano verso l'ignoto mentre qualcosa di più grande si prendeva il compito benevolo di vegliare su di loro. chissà perché poi. ecco, insomma che una volta risvegliati dall'assopimento, nécessité oblige, iniziamo a sbattere cautamente contro quello da cui tendenzialmente fuggiamo da quando abbiamo 4 anni, la realtà.
(o per lo meno sarà un difetto degli acquari me compreso, ma svariate volte avrei firmato per avere 4 anni a vita). e la realtà non ti concede tempismi soft in terra straniera.
h 22:00. alzare il culo dai variopinti e plasticosi sedili ryanair, pisciatina del mini e mediocre traguardo post volo, guardare in cagnesco le insegne germaniche come a voler dire "me la saprei cavare benissimo anche senza di voi". recupero dei numerosi e pesanti bagagli, uscita dall'aereoporto.
sguardo a 180 gradi, polmoni pieni, eccitazione e uno strano senso di confusione alla vista di questo cielo ancora chiaro e luminoso che, non so perché, sappiamo bene non essere lo stesso che sta sopra alla nostra città, paese.
dunque, non è un erasmus, non è una specialistica, non è un tirocinio, non è un leonardo, non è un corso, non è una vacanza. non ci sono fogli con istruzioni e programmi. ma cos'è allora?
arriva la seconda fase. sforzarsi di dimenticare la sensazione del viaggio di vacanza che da subito sorge come controdifesa di noi, impavidi avventurieri nell'immaginazione. provare invece a delineare da subito cosa possa voler dire "migrare", certo con tutti i comfort di chi è nato nel lettone dell'UE.
provare a "vivere" ed "esistere" in un altro paese.
tradotto: prima di tutto, concepire ed in seguito mettere in pratica quello che facevamo - e non - a casa (con tutto il suo corredo di sicuri "dove, cosa, chi, come"...il perché rimane sempre un'incognita), però qua (un dove rarefatto, un cosa obnubilato, un chi senza volto...il perché rimane fedele).
e possibilmente farlo e realizzarlo meglio, cercando ciò che a casa non ci è concesso.
i primi giorni è come stare costantemente sotto a una tempesta brutale di stupori inediti, disorientamenti critici, sbalordimenti onirici, dubbi costernanti, gioie elettrostatiche, sconforti torrenziali.
ospitati da amici di necessità, riscoperti come persone magnifiche ed eredi della stessa grande migrazione (ma risalente a 9 mesi fa, durante il siberiano inverno crucco).
dunque condividere questa particolare dimensione, chiedere, informarsi, martellare di domande. riflessioni prima di dormire. ospitalità preziosa ed aiuti solidali da parte di chi-sa-cosa-significa-partire.
primo enorme passo, abbiamo trovato la casa quasi al primo colpo (a detta di tutti con un gran GRAN culo, visto che qui ci sono spesso scazzi per dichiarazioni di garanzia al momento della firma dei contratti e non esiste il concetto di stanza doppia). definirla casa è uno stupido svilimento.
è un set cinematografico, un crocevia di persone. cameramen, fotografi/e, attori/trici. artistoidi made in mittel-europe come ve li immaginate. dal primo luglio perciò vivremo qui >>qui<< fino ad ottobre (c'è una stanza ospiti con materasso per chi vuole far visita).
secondo passo, riuscire ad entrare in un fottuto corso di tedesco base, come l'assalto ai forni. con difficoltà ci si adopera.
terzo passo, trovare lavoro. ma.. berlino = città abbastanza povera, molta disoccupazione (però sussidi dopo un anno di lavoro), tedesco quasi essenziale per impieghi con contratto (escludendo ristoranti italienscheisse). ergo.. ricerca di mille lavoretti a nero per il momento.
ah, qui la stragrande maggioranza della gente pare utilizzi il lavoro come mezzo, che so, ne fa 4 part-time. però ad esempio hanno mille ore libere. vive con poco ma bene.
segue elenco di confuse annotazioni raccolte in questi pochi giorni.
(ps. i termini più utilizzati nell'esplorazione dell'enorme città sono stati "assurdo", "incredibile", "vaffanculo", "ci fosse da noi",...).
* nei supermarket ci sono macchinari robotici atti ad accogliere le bottiglie di vetro/plastica usate, per poi tornare ai clienti scontrini-buoni-spesa da 0,40 cents a bottiglia. le bottiglie vengono poi ovviamente pulite e riutilizzate dalle aziende che imbottigliano.
* una marea di donne/uomini/giovani/anzia ni quasi sempre junkies (ma non per forza) pare riesca a portarsi a casa 50 euro al dì solo raccogliendo bottiglie. ergo, siccome a berlino la gente ha tendenzialmente una birra in mano per i 3/4 di una giornata, non c'è bisogno di buttare le bottiglie nei cestini, basta lasciarle in giro e stare certi che in 15 minuti son già sparite.
* i biglietti delle metropolitane costano il doppio (2 euro) rispetto alle altre, ma valgono altrettanto (2 ore). ma soprattutto, le metro non hanno i tornelli. già. nessuna.
* la città è avvolta in un fortissimo individualismo (ognuno nel suo personale), però c'è una cosa che risulta palese. questa gente non ha dimenticato le barbarie (che l'italia pare stia attirando come un famelico magnete) tra le varie dittature olocaustiche, bombardamenti apocalittici e muri di cecchini da guerra fredda, che fino all'altro ieri occupavano le sedi di potere in germania ed in particolare in questa città. la gente celebra l'essenza della libera espressione in ogni sua forma e diversità, nessuno squadra mai nessuno perché qui nell'individualismo pressochè tutto è tollerato. anzi la tolleranza a volte si tramuta in incredibile convivenza. piccolo esempio: a mariannenplatz c'è un palazzone occupato dal 1971. poco davanti ci hanno coltivato un grande orto. lì ci ho visto curare le piante assieme, un discreto signore, uno studente acqua e sapone, una mamma con neonata, uno street punk. all together.
* qui è consentito coltivare un tot di piantine e tenersi in tasca fino a 10 gr di droghe leggere. la prostituzione, ovviamente, è legale. c'è persino un locale dove la gente scopa liberamente e/o si ammucchia pubblicamente.
* l'arte qui (tanta di qualità e tanta merda-design) è un collante incredibile. moltissime persone aprono spazi espositivi, atelier, camere oscure, gallerie, organizzano mostre, concerti ed eventi in cui quartieri interi addirittura per 48 ore no-stop, aprono di comune accordo e propongono varie cose. ad esempio vi potrà capitare di stare al 3° piano di una casa occupata seduti in una stanza col pavimento d'erba vera, le opere esposte sui muri e dalla finestra seguire un concerto psychedelic-noise nel giardino di sotto.
* la polizia tendenzialmente è invisibile, in ogni caso molto soft sia nel look sia nel contatto con la gente/ubriachi/ecc. si presenta in tenuta anti sommossa solo nei giorni come il primo maggio (che qui è una festa politica e sociale sentita visceralmente dal popolo). la Rote Armee Fraktion è considerata con orgoglio.
* ovunque ci sono bambini, coppie di giovani con bambini (perché come ci hanno detto, qui è normale. li fanno e basta. ci sono buoni sussidi per chi fa questo passo). ovunque di conseguenza ci sono kindergarten e fornitissimi e curatissimi spazi dedicati ai malefici pargoli. ai concerti louder and louder la gente non ci porta mai i cani (che comunque stanno sempre accompagnati ma liberi in giro), però ci porta i bimbi che sempre sono forniti di baby-cuffie da cantiere.
* berlino è la capitale più verde d'europa. i viali sono larghissimi, dominano bici e piste ciclabili. ci sono pure biciclette che in sostanza sono banconi, con tanto di spine per la birra, a pedali dove chi si siede pedala e il conducente a capotavola dirige il manubrio.i parchi (in centro, assieme a fiumi, laghi, canali e spiaggie) son tanti e tanto grandi che a volte sembrano boschi o distese (il victoria park c'ha pure una cascata all'interno). non hanno cancelli nè orari nè telecamere. ps: la domenica al mauer park c'è un mercato delle pulci tanto grande che entrandoci per la prima volta è un po' come scoprire una città dentro la città.
* a kreuzberg c'è un vecchio suonatore che vaga per il quartiere con un pianoforte a 4 rotelle e si piazza nei posti più incredibili a deliziare la gente (anche dentro ai parchi!) accompagnato dall'immancabile bicchiere di rosso. nb. qui la gente non assiste mai a eventi del genere ciò come fosse una massa di acefali idioti spalmati attrorno alle gabbie di uno zoo. qui la gente ascolta, apprezza, dialoga, tra se e con gli artisti. (sottointeso: dimenticate gli scarti generazionali e culturali).
* la sim più economica per un telefono, senza particolari piani tariffari altisonanti ed improbabili, ti consente di inviare sms a 0,03 cent e parlare a 0,03 cent al minuto.
* la birra è come l'acqua
* se hai freddo, e siedi ai tavolini fuori alcuni bar ti forniscono anche la coperta (pure nei cinema all'aperto)
* d'inverno (.15, -20 °C) i negozi sono obbligati a dare rifugio alle persone e ai senza tetto anche se non clienti e non acquirenti
* se curi un aiuola a tuo piacimento, vieni risarcito dal comune di berlino
* i corsi di tedesco per stranieri, se li frequenti nelle volchsschule, dopo 6 mesi ti concedono un rimborso del 50%
* la licenza per vendere birra per la strada costa 20 euro a vita.
* la partita iva costa 80 euro a vita.
* la licenza per tenere un bar costa 200 euro a vita.
* le case occupate nell'80% dei casi diventano legali e riconosciute.
* la spesa che la GERMANIA impiega annualmente per la guerra in Iraq ammonta a quello che la sola BERLINO destina annualmente alla cultura. per seguire quotidianamente la mole di eventi più o meno indipendenti in ambito artistico/culturale, ci vorrebbero giornate da 48 ore. tutti i giovedì un sacco di musei sono free-entry.
* se ti iscrivi all'università paghi 400 euro annui che comprendono trasporti gratis e assistenza sanitaria gratuita (ahimé si, la falla sta nella sanità che funziona con le assicurazioni)
* i rapporti di vicinato e convivenza nei quartieri partono dal saluto quotidiano, raramente la gente del palazzo prosegue fissando il pavimento. nel condominio dove stiamo ora, in attesa di spostarci, la domenica addirittura viene organizzato un mercatino nel cortile interno dove ognuno vende ciò che ha e che può. vecchie cianfrusaglie, pezzi di mobilio, torte e bevande,...
* i mondiali in germania scatenano una psicosi fuori dal controllo. le automobili germaniche si tappezzano di innumerevoli ciofeche color schwarz-rot-gold. non si capisce perché ma uno di questi zombie calcistici è capace di vedersi 5 partite di fila a prescindere dalle squadre. mediamente ogni locale mette fuori un maxischermo, perciò ogni venti metri circa è possibile seguire gli incalzanti sviluppi semplicemente passeggiando. se vince la germania, ahia: i "festeggiamenti" durano almeno fino a tre ore dopo il novantesimo. i turchi fanno gare di velocità allo scoccare dei semafori verdi. le strade diventano scie di animali ubriachi, dipinti e armati di razzi e tromboni.
non ho più voglia di scrivere, ci sono 30 °C sono le sette e mezza di sera e sembrano le due del pomeriggio. ah già qui d'estate il sole tramonta alle 22.30 circa. e sorge alle 5. e non ci sono tende nè tapparelle. ecco.
allora saludos a tutti/e
küsse aus berlin
Igor Verdozzi.
Oggi ho letto la seguente nota su Facebook e ho chiesto al mio amico Igor se potevo girare qui, in modo tale che anche voi poteste leggere che cosa significhi l'impatto con l'estero, con la Germani precisamente, per una delle tante persone normali che non ce la fanno più a stare nel nostro paese e che, titolo di studi appena ottenuto, partono.
dunque siamo a berlino da 12 giorni giusti.
partire in questo modo è una cosa forte. netta.
fondamentalmente chiarifica in un lampo una cosa: la differenza fra l'onniscenza e lo smarrimento. il tepore della vita che poggia su un "qualcosa da fare", " gente da vedere", pareti e luoghi da poter chiamare "casa", una routine consolidata dal bianco al nero. dal momento di evasione esilarante alla noia sconfinata.
bene. questa è un po' l'onniscenza che va contrapposta al non sapere. il non conoscere: le persone, gli obiettivi, le possibilità. i luoghi così diversi da "casa" per i nostri occhi. la lingua (che da subito taglia il 90% della comunicazione reale, al di là delle 4 chiacchiere in inglese ostentato). le dimensioni di "rifugio" e "difesa".
dopo mesi di pensieri, abbozzi, fantasie. intervallati da ottimi libri e film che condivano e alleggerivano le preoccupazioni del nostro sognare. dopo tempo trascorso a prendere sempre più in considerazione l'idea del famoso "partire". a non relegarla a sola fantasticheria esotica. poi si decide. senza sapere, si decide che si partirà. è proprio in questo momento che l'italiano fuggitivo (non sempre a torto aggiungo io) immagina una prospettiva inspiegabilmente migliore di là, oltre le montagne e i mari. quasi ci fosse un aiuto divino, varcata la soglia di casa. un po' come gli avventurieri che nei libri partivano verso l'ignoto mentre qualcosa di più grande si prendeva il compito benevolo di vegliare su di loro. chissà perché poi. ecco, insomma che una volta risvegliati dall'assopimento, nécessité oblige, iniziamo a sbattere cautamente contro quello da cui tendenzialmente fuggiamo da quando abbiamo 4 anni, la realtà.
(o per lo meno sarà un difetto degli acquari me compreso, ma svariate volte avrei firmato per avere 4 anni a vita). e la realtà non ti concede tempismi soft in terra straniera.
h 22:00. alzare il culo dai variopinti e plasticosi sedili ryanair, pisciatina del mini e mediocre traguardo post volo, guardare in cagnesco le insegne germaniche come a voler dire "me la saprei cavare benissimo anche senza di voi". recupero dei numerosi e pesanti bagagli, uscita dall'aereoporto.
sguardo a 180 gradi, polmoni pieni, eccitazione e uno strano senso di confusione alla vista di questo cielo ancora chiaro e luminoso che, non so perché, sappiamo bene non essere lo stesso che sta sopra alla nostra città, paese.
dunque, non è un erasmus, non è una specialistica, non è un tirocinio, non è un leonardo, non è un corso, non è una vacanza. non ci sono fogli con istruzioni e programmi. ma cos'è allora?
arriva la seconda fase. sforzarsi di dimenticare la sensazione del viaggio di vacanza che da subito sorge come controdifesa di noi, impavidi avventurieri nell'immaginazione. provare invece a delineare da subito cosa possa voler dire "migrare", certo con tutti i comfort di chi è nato nel lettone dell'UE.
provare a "vivere" ed "esistere" in un altro paese.
tradotto: prima di tutto, concepire ed in seguito mettere in pratica quello che facevamo - e non - a casa (con tutto il suo corredo di sicuri "dove, cosa, chi, come"...il perché rimane sempre un'incognita), però qua (un dove rarefatto, un cosa obnubilato, un chi senza volto...il perché rimane fedele).
e possibilmente farlo e realizzarlo meglio, cercando ciò che a casa non ci è concesso.
i primi giorni è come stare costantemente sotto a una tempesta brutale di stupori inediti, disorientamenti critici, sbalordimenti onirici, dubbi costernanti, gioie elettrostatiche, sconforti torrenziali.
ospitati da amici di necessità, riscoperti come persone magnifiche ed eredi della stessa grande migrazione (ma risalente a 9 mesi fa, durante il siberiano inverno crucco).
dunque condividere questa particolare dimensione, chiedere, informarsi, martellare di domande. riflessioni prima di dormire. ospitalità preziosa ed aiuti solidali da parte di chi-sa-cosa-significa-partire.
primo enorme passo, abbiamo trovato la casa quasi al primo colpo (a detta di tutti con un gran GRAN culo, visto che qui ci sono spesso scazzi per dichiarazioni di garanzia al momento della firma dei contratti e non esiste il concetto di stanza doppia). definirla casa è uno stupido svilimento.
è un set cinematografico, un crocevia di persone. cameramen, fotografi/e, attori/trici. artistoidi made in mittel-europe come ve li immaginate. dal primo luglio perciò vivremo qui >>qui<< fino ad ottobre (c'è una stanza ospiti con materasso per chi vuole far visita).
secondo passo, riuscire ad entrare in un fottuto corso di tedesco base, come l'assalto ai forni. con difficoltà ci si adopera.
terzo passo, trovare lavoro. ma.. berlino = città abbastanza povera, molta disoccupazione (però sussidi dopo un anno di lavoro), tedesco quasi essenziale per impieghi con contratto (escludendo ristoranti italienscheisse). ergo.. ricerca di mille lavoretti a nero per il momento.
ah, qui la stragrande maggioranza della gente pare utilizzi il lavoro come mezzo, che so, ne fa 4 part-time. però ad esempio hanno mille ore libere. vive con poco ma bene.
segue elenco di confuse annotazioni raccolte in questi pochi giorni.
(ps. i termini più utilizzati nell'esplorazione dell'enorme città sono stati "assurdo", "incredibile", "vaffanculo", "ci fosse da noi",...).
* nei supermarket ci sono macchinari robotici atti ad accogliere le bottiglie di vetro/plastica usate, per poi tornare ai clienti scontrini-buoni-spesa da 0,40 cents a bottiglia. le bottiglie vengono poi ovviamente pulite e riutilizzate dalle aziende che imbottigliano.
* una marea di donne/uomini/giovani/anzia
* i biglietti delle metropolitane costano il doppio (2 euro) rispetto alle altre, ma valgono altrettanto (2 ore). ma soprattutto, le metro non hanno i tornelli. già. nessuna.
* la città è avvolta in un fortissimo individualismo (ognuno nel suo personale), però c'è una cosa che risulta palese. questa gente non ha dimenticato le barbarie (che l'italia pare stia attirando come un famelico magnete) tra le varie dittature olocaustiche, bombardamenti apocalittici e muri di cecchini da guerra fredda, che fino all'altro ieri occupavano le sedi di potere in germania ed in particolare in questa città. la gente celebra l'essenza della libera espressione in ogni sua forma e diversità, nessuno squadra mai nessuno perché qui nell'individualismo pressochè tutto è tollerato. anzi la tolleranza a volte si tramuta in incredibile convivenza. piccolo esempio: a mariannenplatz c'è un palazzone occupato dal 1971. poco davanti ci hanno coltivato un grande orto. lì ci ho visto curare le piante assieme, un discreto signore, uno studente acqua e sapone, una mamma con neonata, uno street punk. all together.
* qui è consentito coltivare un tot di piantine e tenersi in tasca fino a 10 gr di droghe leggere. la prostituzione, ovviamente, è legale. c'è persino un locale dove la gente scopa liberamente e/o si ammucchia pubblicamente.
* l'arte qui (tanta di qualità e tanta merda-design) è un collante incredibile. moltissime persone aprono spazi espositivi, atelier, camere oscure, gallerie, organizzano mostre, concerti ed eventi in cui quartieri interi addirittura per 48 ore no-stop, aprono di comune accordo e propongono varie cose. ad esempio vi potrà capitare di stare al 3° piano di una casa occupata seduti in una stanza col pavimento d'erba vera, le opere esposte sui muri e dalla finestra seguire un concerto psychedelic-noise nel giardino di sotto.
* la polizia tendenzialmente è invisibile, in ogni caso molto soft sia nel look sia nel contatto con la gente/ubriachi/ecc. si presenta in tenuta anti sommossa solo nei giorni come il primo maggio (che qui è una festa politica e sociale sentita visceralmente dal popolo). la Rote Armee Fraktion è considerata con orgoglio.
* ovunque ci sono bambini, coppie di giovani con bambini (perché come ci hanno detto, qui è normale. li fanno e basta. ci sono buoni sussidi per chi fa questo passo). ovunque di conseguenza ci sono kindergarten e fornitissimi e curatissimi spazi dedicati ai malefici pargoli. ai concerti louder and louder la gente non ci porta mai i cani (che comunque stanno sempre accompagnati ma liberi in giro), però ci porta i bimbi che sempre sono forniti di baby-cuffie da cantiere.
* berlino è la capitale più verde d'europa. i viali sono larghissimi, dominano bici e piste ciclabili. ci sono pure biciclette che in sostanza sono banconi, con tanto di spine per la birra, a pedali dove chi si siede pedala e il conducente a capotavola dirige il manubrio.i parchi (in centro, assieme a fiumi, laghi, canali e spiaggie) son tanti e tanto grandi che a volte sembrano boschi o distese (il victoria park c'ha pure una cascata all'interno). non hanno cancelli nè orari nè telecamere. ps: la domenica al mauer park c'è un mercato delle pulci tanto grande che entrandoci per la prima volta è un po' come scoprire una città dentro la città.
* a kreuzberg c'è un vecchio suonatore che vaga per il quartiere con un pianoforte a 4 rotelle e si piazza nei posti più incredibili a deliziare la gente (anche dentro ai parchi!) accompagnato dall'immancabile bicchiere di rosso. nb. qui la gente non assiste mai a eventi del genere ciò come fosse una massa di acefali idioti spalmati attrorno alle gabbie di uno zoo. qui la gente ascolta, apprezza, dialoga, tra se e con gli artisti. (sottointeso: dimenticate gli scarti generazionali e culturali).
* la sim più economica per un telefono, senza particolari piani tariffari altisonanti ed improbabili, ti consente di inviare sms a 0,03 cent e parlare a 0,03 cent al minuto.
* la birra è come l'acqua
* se hai freddo, e siedi ai tavolini fuori alcuni bar ti forniscono anche la coperta (pure nei cinema all'aperto)
* d'inverno (.15, -20 °C) i negozi sono obbligati a dare rifugio alle persone e ai senza tetto anche se non clienti e non acquirenti
* se curi un aiuola a tuo piacimento, vieni risarcito dal comune di berlino
* i corsi di tedesco per stranieri, se li frequenti nelle volchsschule, dopo 6 mesi ti concedono un rimborso del 50%
* la licenza per vendere birra per la strada costa 20 euro a vita.
* la partita iva costa 80 euro a vita.
* la licenza per tenere un bar costa 200 euro a vita.
* le case occupate nell'80% dei casi diventano legali e riconosciute.
* la spesa che la GERMANIA impiega annualmente per la guerra in Iraq ammonta a quello che la sola BERLINO destina annualmente alla cultura. per seguire quotidianamente la mole di eventi più o meno indipendenti in ambito artistico/culturale, ci vorrebbero giornate da 48 ore. tutti i giovedì un sacco di musei sono free-entry.
* se ti iscrivi all'università paghi 400 euro annui che comprendono trasporti gratis e assistenza sanitaria gratuita (ahimé si, la falla sta nella sanità che funziona con le assicurazioni)
* i rapporti di vicinato e convivenza nei quartieri partono dal saluto quotidiano, raramente la gente del palazzo prosegue fissando il pavimento. nel condominio dove stiamo ora, in attesa di spostarci, la domenica addirittura viene organizzato un mercatino nel cortile interno dove ognuno vende ciò che ha e che può. vecchie cianfrusaglie, pezzi di mobilio, torte e bevande,...
* i mondiali in germania scatenano una psicosi fuori dal controllo. le automobili germaniche si tappezzano di innumerevoli ciofeche color schwarz-rot-gold. non si capisce perché ma uno di questi zombie calcistici è capace di vedersi 5 partite di fila a prescindere dalle squadre. mediamente ogni locale mette fuori un maxischermo, perciò ogni venti metri circa è possibile seguire gli incalzanti sviluppi semplicemente passeggiando. se vince la germania, ahia: i "festeggiamenti" durano almeno fino a tre ore dopo il novantesimo. i turchi fanno gare di velocità allo scoccare dei semafori verdi. le strade diventano scie di animali ubriachi, dipinti e armati di razzi e tromboni.
non ho più voglia di scrivere, ci sono 30 °C sono le sette e mezza di sera e sembrano le due del pomeriggio. ah già qui d'estate il sole tramonta alle 22.30 circa. e sorge alle 5. e non ci sono tende nè tapparelle. ecco.
allora saludos a tutti/e
küsse aus berlin
Igor Verdozzi.
Ultimo aggiornamento (Lunedì 28 Giugno 2010 13:40)















