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Generazione '80 senza speranza?


Lo scorso 2 luglio sul settimanale "il Venerdì" c'era un articolo di Curzio Maltese, su un quotidiano sarebbe stato un breve fondo di opinione. Il pezzo si intitolava - Aspettando la rivolta dei giovani - un pezzo in cui ci si domandava di fatto perché questi fantomatici giovani non si ribellino visto le condizioni in cui versa il nostro paese.
L'articolo ha destato scalpore tanto che su facebook, vera piazza virtuale privilegiata proprio da quelli che sono definiti "i giovani" dall'articolo, è nata una pagina dedicata all'argomento.
La situazione che descrive Maltese, ossia la quasi totale indifferenza dei ragazzi d'oggi riguardo il loro futuro e riguardo il futuro di questo paese, è proprio ciò che ha spinto me e gli altri ragazzi di LogOut a dare vita al nostro sito, a cominciare a costruire progetti per la costruzione di eventi culturali e politici, perché politica e cultura le riteniamo due entità inscindibili, da svolgersi a Padova. 
Ovviamente ci siamo interrogati sul perché la situazione italiana non abbia ancora portato a una protesta forte, se si eccettua la breve ma intensa esperienza dell'onda anomala, che comunque riguardava principalmente il mondo degli universitari, lasciando di fatto al di fuori gli altri appartenenti alla generazione '80
Il mondo universitario è quello che conosco meglio, visto che ne faccio parte non solo come studente ma anche come rappresentante degli studenti, e proprio grazie a questo ruolo mi rendo conto che gli altri studenti, che tentiamo di informare nei più svariati modi, spesso non sanno e non vogliono sapere ciò che succede; vivono l'università soltanto come uno sterile passaggio della loro vita, un passaggio che dovrà fornire loro il sudato pezzo di carta che a sua volta garantirebbe un impiego dignitoso una volta diventati "grandi". il problema più grande non è che una volta ottenuta la laurea non ci sia la possibilità di trovare il tanto agognato lavoro, il problema è proprio l'atteggiamento di partenza, ossia vedere l'università come un esamificio, niente più che un'industria "sforna lavoratori con più alte competenze", anticipando nell'immaginario collettivo giovanile quello che è il sogno della riforma universitaria: un'università d'élite per pochi e un super-liceo o super-istituto tecnico per gli altri. 
Tornando al quesito iniziale che ci pone anche il giornalista di Repubblica, perché i giovani non si ribellano? Per quale motivo la mancanza di lavoro, la distruzione di scuola e università pubblica, la mancanza di investimenti per il tempo libero, l'assenza di progetti che facilitino la costruzione di una famiglia ecc.. per quale motivo con tutte queste problematiche evidenti non c'è lo straccio di un corteo di ragazzi?
Sarà forse perché in buona parte siamo una generazione nata con la televisione, con la pancia piena di merendine colorate, al di fuori della logica bipolare, protetta persino al liceo dai genitori (ricordo le giustificazioni firmate dalle mamme di alcuni compagni per far saltare agli stessi interrogazioni e compiti in classe) siamo una generazione a cui di fatto non è mai stato chiesto di impegnarsi, anzi, spesso dall'alto del pulpito ci sono giunti rimproveri di fronte a tentativi di analisi di ciò che avveniva e avviene in parlamento (cosa ne vuoi sapere tu?, le cose le devono fare i tecnici!, sei un disinformato!, sei un ragazzo!). A fronte di tutto questo ci si ritrova sempre meno numerosi a domandarsi perché i propri compagni di corso non si preoccupino e continuino a frequentare l'università come se nulla stesse accadendo, non si riesce a capire perché gli amici laureati si accontentino di venire sfruttati a 300 euro al mese rispondendo "in fondo mi bacio le mani ad aver trovato questo lavoro!".
A noi generazione '80 (e non credo che ai nati degli anni successivi andrà poi meglio, sempre che i Maya non ci abbiano beccato) il futuro è stato rubato prima che ce ne rendessimo conto, e per questo motivo buona parte di noi non si è mai sentita privata di nulla.  Siamo stati educati al non avere futuro.
Alla domanda "che lavoro vuoi fare?" i bambini di adesso rispondono in grande maggioranza "il calciatore" o "la velina", negli anni 60-70 rispondevano "dottore/essa" "maestro/a", un'evoluzione che deve far pensare.
Però la speranza c'è, la speranza del grande risveglio io la avverto. Perché un po' per volta vedo l'attenzione crescere e il qualunquismo imperante iniziare a scemare, perché sempre più persone si rendono conto che il problema non è la politica, il problema è la nostra classe politica. In fondo saremo la prima generazione rincoglionita dalla televisione, ma siamo anche la prima generazione con internet a disposizione.
Nell'ultima settimana ci sono stati quasi 40 gradi, prevedo anche un autunno caldo, meglio se bollente. 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 07 Luglio 2010 15:48)

 

Commenti  

 
0 #3 Nico 2010-07-09 10:23 è anche vero che il sistema politico è scarsamente ricettivo verso quei giovani che vogliono fare politica in maniera non supina. Oltre alla "generazione" fregata c'è anche una "generazione" di coetanei che invece non è fregata per niente e che grazie alla sua attitudine all'obbedienza e al clientelarismo fa carriera giorno dopo giorno. Penso ad esempio a molta della galassia "Giovani Democratici" che di democratico non ha niente e di clientelare praticamente tutto. Sono i giovani che della politica vogliono fare una professione e sempre meno una passione che aiutano a rovinare questo paese.
PS: vorrei vedere se tutti quelli che su facebook inneggiano alla lotta armata si sono mai impegnati seriamente in qualcosa. è facile lamentarsi e non fare niente.
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0 #2 Stefano 2010-07-08 16:43 Rincoglioniti dalla tv? non mi pare, o cmq mi pare uno slogan vecchio (roba da anno '80 )…confusi più che altro dall'enorme flusso di informazioni che ci da internet. troppe info che abbiamo difficoltà a filtrare.

Si vive l'università come un percorso a punti? e non ci dobbiamo stupire per questo…sono anni che il sistema dei crediti ha trasformato il percorso della laurea nella raccolta a punti che si faceva dal benzinaio. Non stupiamoci che gli studenti la vedano così l'università.

Si vive con l'idea, la speranza che domani sarà meglio. Ma sappiamo benissimo che quel domani è a data da destinarsi.

Ci incazziamo. Sappiamo incazzarci. Ma non siamo disposti a rompere il giocattolo perchè non sappiamo con cosa rimpiazzarlo. Probabilmente le proteste che ci saranno in autunno, saranno atti di rabbia senza vie di sbocco. Incazzature anche feroci. Ma senza prospettiva.

é questo quello che ci manca.

Una via di fuga
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0 #1 Giovanni 2010-07-08 13:43 Complimenti per l'articolo, anche io mi occupo di università non solo da studente.
La cosa che non ho fatto a meno di notare nei commenti che sono postati sotto il medesimo articolo che gira sul social network è che forse c'è tanta gente che leggendo articoli o manifesti del genere si sente "la parte" chiamata in causa. Gente che si sente facente parte di quei "giovani disinformati" non ammettendolo anzi, permettendomi di dire che forse il commento di Nahenia 光輪 Seraphim è quello che manifesta proprio questo tipo di disinformazione che viene spesso giustificata in maniera abbastanza imbarazzante dicendo "quello che vediamo ci fa schifo" e nel tentativo di trovare una "soluzione" (o meglio, una "non soluzione") al problema fanno simili affermazioni: "ce ne vogliamo andare da questo paese di merda. nessuno si sente in grado di cambiare la situazione…", non sapendo (o capendo) che proprio affermazioni di questo tipo fanno del giovane italiano medio un "qualunquista".
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