E domani?
È passato il DdL Gelmini alla Camera.
Dopo un anno di analisi, critiche, controproposte, assemblee, iniziative, preOccupazioni, fino alle proteste degli ultimi giorni. Fino alle occupazioni dell'ultima settimana. Fino ai blocchi delle città di oggi.Dico dopo un anno, perchè ad esempio a Lettere e Filosofia di Padova sto disegno di legge l'abbiamo spiegato per la prima volta in un'assemblea di facoltà l'11 novembre del 2009.
Dico dopo un anno, per far presente che questa non è una protesta di rito che inizia con l'arrossimento delle foglie e si esaurisce quando tutte le foglie son cadute dagli alberi. Dico dopo un anno, ma potrei dire che è dal 2008 che è proprio chi studia che protesta (e oltre a studiare, ha imparato a decifrare testi e sottotesti legislativi e a controbattervi.
Io sono oltralpe, ma tutti coloro che restati a Padova hanno lavorato fino a questi giorni per far capire quanto criminale sia l'applicazione della legge che verrà, mi riferiscono di vedere un sommovimento profondo in chi protesta - la protesta è solo contestualmente contro la Gelmini e il governo. La protesta è la rivendicazione del diritto della generazione più giovane ad avere un futuro, che equivale a pretendere un futuro per l'Italia stessa.
Bene, abbiamo dei nemici. Che non sono solo quei quattro che pascolano impuniti in parlamento a votare cose della cui portata nella migliore delle ipotesi non si rendono conto - che nella peggiore sono consci di distruggere l'università pubblica - che nella più schifosa usano le votazioni per mostrare muscoli già incancreniti in partenza. Sono anche tutti coloro che come al solito diffidano o si richiudono o condannano a priori ("va' a lavorare!" - magari); questi ci bloccano massivamente il futuro. E quel sentimento che li guida è un po' dentro tutti. E' quel cinismo che Manuel Rivas definisce così:
[...] non si tratta del cinismo di Diogene, ma di un altro tipo, quello che ti ripete incessantemente che è meglio che tu te ne stia in casa, che ti innalzi un muro, in sostanza che diffidi di tutto, soprattutto dei giovani e dei disoccupati. O, come diremmo in un lapsus, che caghi nella tua fossa [e là ci resti!]. È un futuro difficile: non solo dobbiamo resistere, dobbiamo anche re-esistere ogni giorno.
E' quel cinismo che non ci deve prendere domani, o verso Natale succeda quel che succeda, ed è l'atteggiamento imbelle e colpevole di chi ci ha preceduto e ha lasciato preparare questo deserto beffardamente offerto su un piatto d'argento.
Ma noi continueremo, perché è solo continuando che si può vincere la guerra, riprendersi il futuro e smetterla di essere padroni di un cazzo. Il futuro è nostro perché solo noi possiamo essere il futuro.
Le parole dello scrittore galego sono state raccolte e tradotte da Elena Martini, studentessa indignata in paese smarrito, da:
- Armando Tejeda, «Manuel Rivas: "mi primer libro fue la memoria de mi madre"», en Babab, n.19, mayo 2003:
http://www.babab.com/no19/rivas.php
- Jorge Pérez, «O club dos poetas vivos. Manuel Rivas, xograr dunha Galicia postmoderna», en Anuario Grial de Estudos Literarios Galegos, Vigo, Editorial Galaxia, 2004, pp. 86-95, p. 93
Ultimo aggiornamento (Domenica 05 Dicembre 2010 22:24)















