Giustizie fai da te. Riflessione sul caso Cucchi.
Non è nemmeno necessario che lo stia a scrivere quello che mi direste se vi buttassi lì, diciamo il toponimo “Cogne”. E la stessa solfa sarebbe per quello “Bagnasco”. Spero almeno che col consumarsi delle strade e col passare, diciamo, di una o due generazioni, la dignità di questa prima cittadina venga rimessa alla vicinanza che ha col Gran Paradiso e a un passato di miniere. Per Bagnasco invece non ho qualche aneddoto particolare, spulciando sul web per scrivere questo articolo ho scoperto che sta subendo una rapida decrescita e che grazie a Maurizio Costanzo Show una fabbrica di quelle parti non ha chiuso. Be', anche a Bagnasco ci sarà di sicuro molto di buono.
C'era una ragazzina, aveva sedici anni, si è suicidata. Era stata lasciata dal ragazzo. Suo padre l'anno prima le si era afflosciato davanti agli occhi, per un infarto. Era il giorno di Natale e non stava nevicando, non si era ancora arrivati al pandoro con la crema di mascarpone né a bere il moscato portato dai parenti toscani. Il 70% dei decessi sono dovuti a patologie riconducibili allo stress, questo dice una di quelle ricerche americane da trafiletto sul Metro che si legge mentre si va al lavoro subito prima dell'oroscopo. Stress, condizione di pressione psicologica alla quale viene sottoposta una persona, una cosa che alla lunga ti ammazza. Ma non è nemmeno di questo che volevo parlare.
Se vi dico Cucchi, be', sotto sotto parte di voi, magari provando vergogna, pensa a uno che è morto ma che alla fine ha sgarrato. Perché se fosse stato un bravo ragazzo, be' non sarebbe mai stato messo dentro. Perché questa è la percezione che molti di voi hanno di quello che è successo. Alla fine se l'è cercata, è giusto che abbia pagato, troppo, ma questo è solo un dettaglio. Alcuni si chiedono che cosa ci sia da indignarsi se un certo Giovanardi tira fuori quella che è la sua opinione, che quello là è morto perché era un tossicodipendente, perché pesava quaranta chili, perché era sieropositivo.
Eppure un certo Giovanardi certe cose dovrebbe tenersele per sé, dovrebbe almeno ricordarsi del ruolo che sta ricoprendo. Non si chiede molto a Giovanardi alla fine, solo un po' di buonsenso. Perché quando parla in pubblico lui non è Giovanardi, ma è una minuscola porzione della Repubblica che sta parlando in pubblico, e questa non è una cosa da poco. E se ciò non bastasse, be', l'aver militato nella DC e nell'UdC prima di approdare ai placidi lidi del PdL ci dovrebbe far sperare che quest'uomo abbia una sensibilità del tutto cattolica. Alla fine non avrei problemi: se tenesse quello che ha detto in radio, agli italiani, per il suo salotto di casa. Se avesse detto quelle cose lì parlando con sua moglie mentre in pantofole se ne stava a leggere il giornale col cane arricciato tra le gambe. Almeno, ed è una triste consolazione, non lo sarei venuto a sapere.
Forse il problema suo, come di molti altri, è credere che in uno Stato dove le pene non sono certe sia accettabile, forse anche auspicabile, che qualche poliziotto metta un po' di giustizia preventiva (non posso essere nella testa di Giovanardi - ma per un minuto seguite il mio ragionamento), quella delle camionette dove ti caricano e ti riempiono di manganellate sotto le ascelle perché non si vedano i lividi, quella che ti porta in una notte di gennaio in cima ad una collina, lontano dalla città, e se non vuoi aprire la bocca e dire ciò che vogliono la porta della volante si apre e ne scendi calzo con quegli altri che se ne ripartono dicendoti che è una bella passeggiata al chiaro di luna per tornare a casa.
Maltrattare uno, picchiare uno che è stato messo sotto la tua custodia presupponendo che abbia fatto qualcosa di male, è ben più grave che venire meno al sacrosanto principio che una persona sia innocente fino al terzo grado di giudizio, è la negazione stessa della nostra Costituzione, e lo è nel modo più bestiale, più volgare, più vigliacco, perché si tratta di accanirsi nei confronti di qualcuno che non può reagire in nessun modo. E allora quale onore? Ci si sente più uomini a fare una cosa simile? Questi picchiatori con che mani accarezzano le teste boccolute dei loro figli una volta ritornati a casa?
In realtà, e questo è il senso che in Europa si dà alla Giustizia, quando si verifica un crimine è la società stessa che ha fallito e non vale dire – ma io non c'ero. Si è tutti colpevoli, punto e stop. E ci si dovrebbe domandare in quanto cittadini che cosa sia successo perché le cose sono andate in un certo modo. Troppo comodo demandare ad altri, a quelli che riteniamo siano più competenti in merito, questo è un ragionamento pericoloso perché sarebbe lo stesso che porterebbe a pensare che sia legittimo dire che il suffragio universale ha perso la sua battaglia, seguitemi, sarebbe come affermare che sarebbe appropriato che solo i politologi accedano al voto.
In un libro che ho appena finito di leggere, Starship Troopers di Heinlein la legge ha la mano dura delle lingue di frusta che schioccano: ogni tanto, con il cielo ancora grigio del mattino, la porta dietro alla caserma di polizia locale si apre, esce un detenuto accompagnato da uomini vestiti di nero. Lo si obbliga (il detenuto) a indossare una maglia bianca di una stoffa particolare, lo si avvicina ad un palo che spunta da una collinetta spoglia, gli si legano in alto ad un anello di ferro le mani cosicché abbia tutti i muscoli della schiena stirati – poi si procede. La fustigazione: il braccio del boia si solleva, a un ordine preciso la frusta scende e strappare la carne. Una volta scende e i segni sono appena distinguibili come virgole rosse, alla quarta il sangue è dappertutto, schizzato anche addosso agli spettatori, per le evoluzioni aeree delle corde di canapa.
La pena di morte per impiccagione è comune, accettata come necessaria, perché la gente ci pensi su due volte a malmenare un soldato. C'è un punto del romanzo dove un professore di Filosofia Morale durante la lezione che sta tenendo elogia la praticità del ricorrere alla violenza per insegnare qualcosa: a scuola ed in famiglia schiaffi e pugni non fanno male, anzi il contrario. In questo classico della Fantascienza la società umana descritta ha scelto una strada: solo l'infliggere dolore fisico può, stimolando i circuiti più bassi del senso di sopravvivenza, portare a buoni risultati educativi. Bene, però c'è una sostanziale differenza tra il qui e ora e il mondo descritto in Starships Troopers, lì prima che uno passi dalla porta sul retro della caserma di polizia, prima che gli attacchino al palo le mani e che le sferzate lo colpiscano si sono almeno assicurati, (ok nel loro modo spiccio di intendere la giustizia), che quello sia colpevole (per quanto a mio avviso la colpevolezza è una delle cose più difficili da determinare, ma se ne parlerà in un'altra occasione).
Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Novembre 2009 15:35)















