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È mezzanotte alle sette di sera.

Voglio raccontarvi la storia di Alessandra. Cammina da sola per strada, è tardi di notte. Pensa al futuro. Al futuro che non ha.

Oggi l'hanno licenziata, faceva la telefonista per 4 e 50 all'ora.

Ha un esame da dare, non ci riesce: greco. Purtroppo, a 14 anni, non aveva i soldi del biglietto per arrivare al paese vicino, dove c'era il classico. La mamma le ha impedito di seguire il suo sogno dei miti d'infanzia, per necessità, qualcuno direbbe per il pane. A volte 50 euro pesano. Ma lei ha detto Sì mamma, faccio corrispondenti in lingue estere, che vuoi che sia, mi piace lo stesso.

In realtà, soffriva mentre a scuola le insegnavano i linguaggi commerciali in 7 lingue. Lei una sola lingua voleva sapere, la lingua dei miti. Parole morte ma significati vivi nel colore del tempo.

Nel buio della sua stanzetta coltivava passioni, leggeva tragedie, amava meno le orazioni. Cosa sarebbe stata la notte, se non ci fosse stato il tempo di lasciare andare l'immaginazione libera di scorrere sulle pagine di un libro preso in prestito in biblioteca?

Ai suoi sogni pensava Alessandra, mentre percorreva un viale alberato di una stagione eterna. Si chiedeva, col sapore in bocca delle castagne prese per strada, ancora calde, se non erano tutte follie, quelle nottate passate insonni, a costruirsi un futuro sulla carta, la carta degli altri.

Degli altri sì, perché lei non aveva mai pensato che potesse trattarsi un giorno di lei, lei viveva quel che leggeva. Ed erano le vite degli altri.

Però quel giorno era troppo stanca per pensare a chi e cosa e chi e cosa ha fatto cosa con chi. Quella sera era sola, con se stessa, fissa sul proprio passato con un sorriso amaro.

E poi, poi rincasa, si mette a piovere. E la storia finisce, non succede nulla, mai, né ad Alessandra, né a me.

“Ci hanno rubato il futuro” pensa a Serena, poi chiude gli occhi, stasera non legge.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 08 Gennaio 2010 16:33)

 

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