La strada di McCarthy, varie considerazioni.
| Indice |
|---|
| La strada di McCarthy, varie considerazioni. |
| Pagina 2 |
| Pagina 3 |
| Pagina 4 |
| Tutte le pagine |
Avvertenze prima dell'uso: 1, queste pagine non hanno nessuna velleità critica, io vi racconto un libro e quello che penso di un libro, se la cosa vi può piacere proseguite la lettura. 2, quando scrivo qualcosa non voglio far perdere tempo a nessuno, né a chi scrive (che sono io) né a chi legge (che siete voi).
UN giorno arriva questo mio amico e mi dice di leggere La strada di McCarthy. E io gli rispondo, ok, andrò a comprarmelo. Lui mi dice che me lo presterebbe, gli rispondo che ho questo 'feticismo' di 'comprare' i libri che leggo perché poi mi piace tornarci sopra, farci annotazioni, che se li devo citare li voglio poter avere sempre sotto mano.
Arrivo in Feltrinelli e ci metto pochi minuti a trovarlo, 18 euro edizione Einaudi.

Torno a casa e inizio a leggerlo - subito lo trovo un libro 'vecchio', c'è una posa alla Golding, alla Signore delle mosche, con questo paesaggio che viene definito e definito e definito, non so se dipenda in parte dalla traduzione - ma nel primo caso (Il signore delle mosche n.d.a.) questa meticolosità regge splendidamente, Il signore delle mosche è la corruzione stessa dell'Eden. Nel Signore delle mosche c'è la natura, quieta, eterna, anche nelle sue manifestazioni di forza. Pensate solo al mare:
«Il mare lucente si alzava; si scomponeva in piani diversi, in maniera evidentemente impossibile; la scogliera di corallo e le poche palme nane che vi si aggrappavano nei punti più elevati, prendevano a galleggiare nel cielo, tremolanti, si separavano, correvano in giù come gocce di pioggia su un filo, si riverberavano in una strana successione di specchi»
In tutto ciò poi spunta fuori l'uomo, e nemmeno lui sa perché si trova lì. Il libro stesso inizia con l'uomo nella sua condizione più pura, quella dell'esploratore: un ragazzino che si fa strada nella giungla ed è tanto frastornato dal botto e da tutto ciò che lo circonda che non ha ancora avuto il tempo di farsi delle domande, si fa strada nella giungla, questo basta a lui e basta al lettore che è incollato con gli occhi alla pagina.
L'uccello che rompe a poche righe dall'inizio sembra uscito da una di quelle pellicole dei film anni cinquanta, quelle dove il colore ai primi passi era eccessivo in ogni sua espressione, eccessivo come solo lo avremmo rivisto - per altri motivi - nei video musicali degli E.L.O. o nei film Fantasy anni 80'.
Lo spirito stesso de Il signore delle mosche è riassumibile in queste poche prime righe, in queste immagini, la giungla che per migliaia di anni ha vissuto in un certo modo ha d'un tratto una ferita: un taglio nero che le corre lungo la faccia, è un aereo che è precipitato. E quell'uccello, be', quello è la natura stessa che dice “Ehi amico!, guarda che questo posto è ancora mio”.
Ma l'uomo nell'arabesco narrativo di Golding (forse sarebbe stato più giusto definirlo nel cordame narrativo) corrompe, l'uomo è il verme. Il verme della canestra di Caravaggio, quella che ci facevano vedere a scuola. E quando si ha chiaro in mente questa cosa, be' è allora che si capisce che davanti all'uomo anche millenni di consuetudine naturale vanno a farsi benedire. Si capisce che questo libro non è altro che mettere in chiaro qualcosa che è già chiaro, anche se tutti ce lo vogliamo nascondere – ecco, a me le ripetizioni di questo tipo piacciono, amo le allegorie come questa, perché questa è un'allegoria, non è una parabola, anche se la religione stende la sua patina sottile su tutto questo libro – non è una parabola perché Golding non è 'morale' ti dice le cose come stanno, e questo è anche peggio. Al più potremmo definirlo come un libro 'protestante' ma non voglio entrare in un argomento che non mi appartiene.
Ultimo aggiornamento (Martedì 08 Dicembre 2009 12:27)
















Commenti
Allora, sul messianico applaudo. Lo spazio orizzontale tipo Ken il Guerriero non l'avevo notato ma è verissimo. Anche sulla concatenazione delle sequenze concordo, ma io non l'ho vissuta con la monotonia che descrivi tu. Per me è stata una scansione del tempo vicina agli atti teatrali (tipo Beckett). Poi secondo me uno degli aspetti più riusciti è che tutto è un simbolo: la terra, il mare, il padre, il bambino, la luce, tutto.
Nota finale sulla letteratura-verità del post scriptum.: personalmente il libro l'ho letto solo in momenti di calma e silenzio. Sarà per questo? Citazione
RSS feed dei commenti di questo post.