INTERVISTA A PAUL STEIGER DI PROPUBLICA.ORG

Festival Internazionale del giornalismo 2010. Prospettive e nuovi media
E’ stato in Italia, in Costiera Amalfitana, per la sua terza luna di miele, e spera sia l’ultima. Paul Steiger, classe 1942, ex direttore del Wall Street Journal, oltre ad amare i matrimoni, è tra gli ideatori e dirige l’organizzazione no profit Propublica, che ha un sito di giornalismo investigativo, propublica.org, nato nel 2008. Il 12 aprile scorso, una delle reporter di Propublica, Sheri Fink, è stata insignita del premio Pulitzer (giornalismo investigativo) per un’inchiesta del 2009 su delle morti sospette di pazienti anziani in un ospedale di New Orleans, nel post uragano Katrina. Propublica si staglia nel panorama dell’informazione americana con un obiettivo, ben chiaro già dal nome latino di questo: “per il pubblico” - in senso lato, offrire informazioni utili alla società. Facendo dell’informazione, per traslitterare un’espressione americana, svolgendo il ruolo del “cane da guardia”. Il sito è finanziato da donatori e filantropi, altresì detti “mecenati”, tutti visionabili con massima trasparenza nel sito. Abbiamo occasione di incontrarlo al Festival internazionale del Giornalismo 2010, a Perugia, svoltosi lo scorso aprile, dove ha tenuto una conferenza su Propublica e i nuovi media, e l’abbiamo intervistato.
Gentile Mr Steiger, lei proviene dal Wall Street Journal, di cui è stato direttore. Quali le differenze tra quest’esperienza, massimo esempio di giornalismo tradizionale, e quella, nuova, di Propublica.org?
Ci sono principalmente due differenze. La prima, nel numero di collaboratori: il Wall Street aveva 700 giornalisti, impegnati a seguire l’informazione di tutto il mondo, con il vantaggio di poter essere in molti a lavorare su una notizia; il che implicava, però, la responsabilità di coprire tutto il mondo con le nostre notizie. Propublica è invece una redazione di 35 persone che fa solo giornalismo investigativo e “accountability journalism” – giornalismo finalizzato al controllo degli organismi e delle persone che hanno in mano il potere. Il che mi dà la possibilità di seguire le inchieste più da vicino.
Siamo rimaste colpite da due “link” nel sito: una “ give your tip, partecipate in our investigation” “dacci una dritta, partecipa alla nostra inchiesta”; l’altra “Steal our news” “ruba le nostre notizie”. Che cosa significa: tutti possono partecipare alle vostre inchieste e non c’è copyright su queste?
Prima effettivamente ho detto che siamo solo in 35, ma in verità siamo supportati da un team di 4000 volontari, che ci segnalano notizie e fanno cose come controllare l’effettivo svolgersi dei progetti governativi. Il “rubare” del sito è da intendersi in maniera provocatoria e umoristica: le nostre inchieste sono licenza creative commons * e possono essere riprodotte interamente, purché queste non vengano cambiate.
Perché il sito ha un titolo latino?
Il nome ci serviva per comunicare alla gente il nostro progetto: fare giornalismo nell’interesse pubblico. L’idea è venuta da una o due fondatori principali del sito, Marion Sandler, nell’inverno 2007. Avevamo in mente diverse idee, lei fu la prima a menzionare il nome Propublica.
A proposito di Sandlers. La Fondazione Sandlers, vi ha finanziato con 30.000.000 di dollari, in tre anni. Non c’ è il rischio che i finanziatori pilotino le inchieste?
Non c’è alcun rischio di questo tipo. Chi finanzia non sa nemmeno a che cosa lavoriamo.
Veniamo all’Italia. Cosa ne pensa del fatto che il presidente Berlusconi possegga televisioni e gran parte dell’informazione in Italia, non è pericoloso?
Una tale concentrazione di potere mediatico può essere pericolosa. Non credo che la situazione italiana sia preoccupante come in altri contesti quali Russia, Iran, Venezuela – dove molti giornalisti sono stati assassinati. Però, d’altra parte, è anche vero che tale concentrazione spinge i giornalisti indipendenti a creare pubblicazioni alternative, in carta stampata o online – poiché i lettori sono interessati a leggersi e a ricercare altri punti di vista.
In Italia sta per essere approvata una legge che rafforza il segreto istruttorio impedendo di pubblicare le intercettazioni fino al termine dell’udienza preliminare, con pesanti sanzioni per i giornalisti che lo fanno. Voi in U.S. avete questo tipo di “protezioni di dati”? E’ mai riuscito ad avere in mano informazioni protette da segreto, che ha deciso di pubblicare?
In U.S. i giornalisti possono pubblicare tutte le informazioni ottenute legalmente. Io pubblicherei informazioni simili solo se credessi che fosse utile, di pubblico interesse e molto accurato e dettagliato. Negli anni mi è di frequente capitato di farlo.
Consigli per i giornalisti di domani. Quali doti, qualità e abilità deve avere un giornalista?
Le qualità sono tre: desiderare di raccontare una storia, voler raccontare la verità e l’integrità del professionista. Quanto alle doti tecniche: in primo luogo, saper concettualizzare una storia; poi bisogna saper fare le domande in modo semplice e chiaro, se si lavora per il broadcasting anche in modo veloce; infine, sempre più importante, è l’abilità di usare social network e il digitale, gli strumenti per reperire le informazioni.
Che ne pensa del giornalismo di Michael Moore, autore di Fahrenheit 9/11?
Non lo considero vero giornalismo, è troppo soggettivo. Non racconta i fatti, ma la sua personale visione dei fatti.
Ma lui sembra basarsi sui fatti.
Secondo me non è così. Non è così: storpia le immagini, le personalizza.
*Creative Commons: E’un’organizzazione non profit che permette il ricorso creativo a opere di ingegno altrui nel pieno rispetto delle leggi esistenti in materia di copyright.
Gioia Lovison (Radio bue - intervista ascoltabile sul sito della radio universitaria)
con contributo e stesura di Olga Mascolo
Propublica: possibile in Italia?
Propublica.org è un’organizzazione non profit che produce giornalismo d’inchiesta nell’interesse pubblico. Nasce a gennaio del 2008 e comincia a produrre “storie” nel giugno dello stesso anno.
La redazione, ad oggi, è costituita da 35 giornalisti che lavorano nella sede, a Manhattan , e 4000 volontari, coordinati dalla redazione centrale. Paul Steiger ne è il direttore. Il sito produce inchieste avvalendosi anche della partnership di altri quotidiani, come il New York Times, Newsweek, Washington post e oltre 60 testate. In tempi di crisi del mondo dell’editoria è una delle poche realtà che funziona bene, ha successo. Possibile qualcosa di simile in Italia? Molto probabilmente no, poiché è difficile trovare chi finanzi una simile iniziativa senza averne voce in capitolo. Qualcosa è in cantiere comunque, al Festival internazionale del Giornalismo 2010 si è pensato ad un organismo per un giornalismo di qualità, con sede a Trento, che si chiamerebbe Ahref (per ora è una fondazione con statuto sul sito: www.ahref.eu). Ma nulla di sovrapponibile a Propublica o, comunque, non ancora chiaramente definito.
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 28 Luglio 2010 12:53)















