Sogno di una notte di metà inverno "27 gennaio"
Stanotte ho fatto un sogno, anche se forse sarebbe più corretto chiamarlo incubo, non saprei.
Stavo camminando per le strade del centro di Padova, quando all'improvviso davanti a me appare una folla assurda, inizialmente non riuscivo a distinguere gli individui che la componevano, erano tutti uguali. La strada ormai era scomparsa, era coperta da tutta quella gente. Mi sono girato per cercare una via di fuga ma anche dall'altra parte era la stessa cosa.
Poi un uomo si staccò dagli altri per venirmi incontro, era magrissimo. Prima che io potessi dirgli qualcosa iniziò a interrogarmi:
"Ti hanno mai vietato di andare a scuola a causa della tua religione?"
"No"
"Ti hanno mai licenziato dal lavoro per via del tuo cognome?"
"No"
"Ti è mai stata tolta la cittadinanza perché sei figlio dei tuoi genitori e nipote dei tuoi nonni?"
"No"
"Ti hanno mai tolto la casa costruita dai tuoi avi?"
"No"
"Ti hanno mai derubato di tutto ciò che ti è stato lasciato in eredità e di tutto ciò che hai guadagnato lavorando?"
"No"
"Sei mai stato costretto a vivere in un ghetto, chiuso, con le guardie a controllare che nessuno possa uscire?"
"No"
Cercavo un appiglio per sfuggire a questo interrogatorio, per non sentire le altre domande, ma la folla attorno a me si stringeva chiudendomi in un cerchio sempre più stretto, si riconoscevano uomini e donne a quel punto, bambini e anziani. Erano tutti magrissimi.
"Sei mai stato arrestato senza commettere alcun reato?"
"No"
"Sei mai stato caricato in un carro bestiame, in mezzo a tanti altri disperati senza colpa, e trasportato per centinaia di chilometri lontano dalla tua casa?"
"No"
"Ti hanno mai strappato dalle mani il tuo figlioletto che si reggeva al tuo collo per la paura?"
"No"
"Ti hanno mai separato da tuo fratello con la forza, mandandolo alla morte?"
"No"
"Ti hanno mai svegliato nel cuore di una notte di gennaio obbligandoti a stare nudo sull'attenti per ore?"
"No"
"Sei mai stato marchiato con un numero su un braccio? Ridotto a un numero da quelli che si dicevano superiori?"
"No"
"Ti hanno mai affamato, a tal punto che avresti mangiato l'erba se solo fosse cresciuta o qualcun altro non la avesse già mangiata?"
"No"
"Ti hanno mai fatto lavorare per 18 ore in un giorno, di seguito?"
"No"
"Hai mai diviso un letto fatto di assi con altre 4 persone?"
"No"
"Hai mai visto il tuo femore e il tuo omero sotto la pelle?"
"No"
"Sei mai stato una cavia da laboratorio?"
"No"
"Hai mai sentito l'odore acre e dolciastro della carne umana che brucia?"
"No"
La folla con gli occhi pieni di dolore si avvicinò ancora, erano alla distanza di un braccio.
"Hai mai desiderato la morte più di ogni altra cosa?"
"No"
"Mai ti dovrà succedere tutto questo. Però devi sapere e devi ricordare, perché tutto questo è successo, ed è successo in Europa, neanche 70 anni fa. Devi ricordare, e devi ricordarti che noi non eravamo un numero, né un tatuaggio blu Prussia. Noi eravamo persone, e fin quando ci è stato concesso avevamo sogni, perché i vivi hanno quelli, i sogni, e tu vivi, per i morti è tutto diverso, il libro è stato chiuso e il domani è indifferente. Ricorda, il nostro massacro è avvenuto. E non prendere questa come una lezioncina di scuola, come qualcosa che segni una strada da non prendere in una didascalia da sussidiario, il valore effimero delle frasi di un insegnante mentre dietro un banco sbadigli e fai - sono sempre le solite cose -, e anche se tu cogliessi questo insegnamento come un buono scolaro, beh non riconoscere che questo sia servito a qualcosa, appunto a metterti nella testa qualche morale, qualche grande verità, non riconoscere che cose come queste servano a qualcosa. Nessun massacro può servire a qualcosa. Ricordati di noi, noi a cui i sogni sono stati tolti, noi siamo esistiti."
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 27 Gennaio 2010 22:11)















