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Stop omofobia. Mano nella mano in centro.


Padova, mercoledì notte. Due innamorati stanno tornando a casa o stanno semplicemente facendo una passeggiata in centro, non è importante dove stiano andando. Quello che interessa, soprattutto a loro due, è che sono innamorati e per questo motivo camminano abbracciati. Una scena comune a Padova, specie il mercoledì sera, serata in cui gli universitari escono per andare in piazza. Piazza nella quale oltre ai gruppetti di amici, alle associazioni più varie ci sono ovviamente anche loro, gli innamorati.
Ora che abbiamo ben chiaro quale sia lo scenario in cui si muovono i nostri personaggi torniamo a loro. I due innamorati si chiamano Enrico e Matteo, circa alle tre di notte passano davanti al P.Bar, uno dei bar "buoni" di Padova, quelli senza ordinanze del sindaco; come già detto nella presentazione Enrico e Matteo camminano abbracciati, come se si chiamassero Marco e Silvia, e questo a un gruppo di avventori del P.Bar non sta bene.
"Oltre che merde siete anche froci!" merde sta per comunisti, Enrico e Matteo non hanno falce e martello tatuati sul corpo, non stavano cantando l'internazionale (che è quantomeno un pelo datato), e ovviamente non avevano una bandiera rossa. Enrico e Matteo sono stati immediatamente identificati come comunisti perché hanno la barba e perché erano vestiti con una maglietta e i jeans. Ossia erano vestiti come un buon 80% degli italiani.
Il gruppo di avventori del P.Bar ripete gli insulti, Enrico e Matteo chiedono se ce l'abbiano con loro, che stanno passando per di là quasi per caso, pensando semplicemente a loro due.

"Uno di loro si è alzato e ci ha raggiunto - ricorda Matteo - dopo averci spiegato che ci considerava comunisti per il modo in cui eravamo vestiti, mi ha sferrato un pugno al viso e mi ha rotto la lente degli occhiali da vista". "Ha colpito anche me - racconta Enrico - infatti ho un dente che dondola. Poi mi ha colpito anche un calcio. A quel punto sono corsi lì vicino anche i suoi amici e hanno iniziato dirci di andare via, perché se restavamo lì era peggio per noi. A fatica siamo riusciti a sottrarci da quella furia, e a raggiungere finalmente via Giotto, dove ci siamo fermati a telefonare alla polizia. Purtroppo quando è arrivata la volante, al P.Bar non c’era più nessuno."

Enrico e Matteo sono stati medicati in ospedale e sono stati dimessi con una prognosi di 8 giorni, è di ieri la notizia che il loro aggressore è stato identificato dalla Digos e si è presentato in questura con il suo avvocato fornendo una dichiarazione spontanea secondo la quale avrebbe agito sotto l'effetto dell'alcol
L'aggressore è L.B., italianissimo, lo sottolineo visto che la nazionalità è diventata per i media mainstream una discriminante per i reati commessi, vicino all'estrema destra, 31 anni già noto alle forze dell'ordine per precedenti di tifo violento tra gli Ultras del Padova
Nella sua ricostruzione, avrebbe dichiarato di non essere stato mosso da un sentimento di omofobia, motivo per il quale, è chiarissimo, ha esordito con un "oltre che merde siete anche froci!". È straordinario come L.B. sia un cliché, praticamente una macchietta: estrema destra, ultras, omofobo; a questo cliché non vorrei mai che si dovesse aggiungere il termine italiano, fatto sta che tutte le aggressioni a coppie omosessuali sono perpetrate da "branchi" (gruppo definisce un insieme di persone, branco di bestie, per cui mi pare più adatto) di coglioncelli fieramente italici, con la mano sempre sul cuore durante l'inno (ovviamente solo quando viene suonato ai mondiali).

Mercoledì 16 giugno, a Padova, verrà proposta un'iniziativa per dire che la cittadinanza è accanto a Enrico e Matteo e a tutti gli innamorati, non importa se siano Enrico e Matteo o Marco e Silvia o Giulia e Francesca. Invito tutti alle 19 davanti a palazzo Moroni, perché nessuno deve avere paura di essere innamorato.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 16 Giugno 2010 16:17)

 

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