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Il tramonto di Berlusconi da un'ottica particolare

In questi ultimi giorni si susseguono notizie che richiamano alla fine del berlusconismo; delle difficoltà del pdl a mantenere una coesione, spifferi e lamenti dei finiani, rifiuto da parte della Lega Nord di accettare nella maggioranza gli uomini di Casini, perdita generale dell'apprezzamento del popolo, tanto che il premier da un po' non esce a sbandierare sondaggi. Tutte queste analisi prendono lo spunto da argomenti ritenuti "seri" da tutti, in quanto legati alla buona o cattiva gestione del paese.
Viene però sottovalutato un altro piano, un argomento che molti bollano come faceto, ma che è a mio parere istruttivo sul tramonto di Berlusconi, in quanto è un campo in cui ha già iniziato a perdere, e non si vede una via d'uscita positiva.

Sto parlando del Milan, squadra per cui faccio il tifo fin da bambino e per la quale ho continuato a fare il tifo anche dopo aver iniziato a interessarmi di politica, pur trovandomi avverso da ogni punto di vista a colui che è il leader del centrodestra dal 1994. 
Dicevo appunto che il Milan è un possibile esempio del tramonto di Berlusconi. Per chi segue il calcio questa è un'ovvietà, a tutti gli altri proverò a spiegare perché.
Come è noto proprio dal Milan, e da Mediaset, è partita la scalata alla notorietà di quello che era un imprenditore edile poco conosciuto al grande pubblico ma con amicizie che contano. Grazie ai suoi investimenti iniziali ha portato il Milan in pochi anni da un periodo a dir poco buio (i due anni di B) al tetto del mondo, come ama ripetere ogni volta che lo si intervista sull'argomento. Fatto sta che questa scalata è stata completata nel 1990, con la vittoria della coppa intercontinentale, dopo che Berlusconi aveva rilevato la società da Farina nel febbraio del 1986; in quattro anni dall'incubo del fallimento al tetto del mondo.
La fine degli anni 80 e l'inizio dei 90 furono anni magici per i colori rossoneri, praticamente un dominio incontrastato in Italia (con l'eccezione di due scudetti uno al Napoli e l'altro alla Sampdoria) e in Europa. In quella squadra giocavano quasi tutti i migliori giocatori sia italiani che stranieri, Baresi, Tassotti, Ancelotti, Donadoni, Costacurta, Maldini, Albertini, Massaro, Van Basten, Gullit, Rjikaard, Savicevic, Boban, Papin, Desailly, solo per citare i più noti. Nessuno poteva competere con il Milan di Berlusconi, in un periodo in cui la serie A era il campionato di calcio più importante del mondo, a differenza di oggi, anni in cui Premier League inglese e Liga spagnola sono i veri centri "dell'universo pallonaro".
Ora provate a fare un rapido parallelo con la politica. Berlusconi fonda Forza Italia e annuncia "la discesa in campo" nel 1993, nel 1994 è già presidente del consiglio. Ascesa fulminea. Torniamo al Milan.

Non  faccio tutta la cronistoria dal 1994 in avanti, fatto sta che il Milan in questo periodo ha vinto altri 3 scudetti, 2 Champions League, 2 Supercoppe europee, 1 Mondiale per club, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa italiana.

Passiamo ora al presente, diciamo dal 2006 in avanti. Il 2006 è un anno di svolta epocale per il calcio italiano: non tanto per il mondiale vinto, quanto per lo scandalo Calciopoli, la Juventus maggiore colpevole, scaraventata in B, il Milan assieme ad altre squadre penalizzato in classifica. Ci sono molte polemiche riguardanti Calciopoli e la "verginità" di alcune squadre rispetto allo scandalo, ma non è questo l'argomento del pezzo.
Nel 2006 è un anno di svolta anche per il Milan di Berlusconi, per la prima volta viene venduto uno dei giocatori più rappresentativi, Andriy Shevchenko, ufficialmente per motivi familiari, ma il dubbio che venga venduto per fare cassa è fortissimo, infatti è da diversi anni (dall'acquisto di Alessandro Nesta, agosto 2002) che non ci sono "aiuti" del presidente per fare acquisti importanti, anche se c'è da dire che il Milan era comunque più che competitivo. Fatto sta che per 45 milioni Sheva saluta, ed arriva per 22 una pippa cosmica, tal Ricardo Oliveira (la colpa qui è della dirigenza più che del presidente). Da questa operazione il Milan mette in cassa 23 milioni e inizia a cercare il pareggio in bilancio, una novità per dei dirigenti che erano stati abituati a poter gettare i soldi dalla finestra. Per qualche congiunzione astrale favorevole e grazie a Kakà, in quell'anno il miglior giocatore del mondo, arriva l'insperata vittoria ad Atene (a cui seguono la Supercoppa europea e il Mondiale per club). Da quel momento il buio.
Nell'estate del 2009 viene venduto anche Kakà, per 68 milioni, di quei soldi nemmeno un euro viene investito nel calciomercato. Come se non bastasse a trionfare è la squadra avversaria per antonomasia, l'Inter, che oltre a una serie di scudetti vinti quasi senza avversarie, nell'ultima stagione vince tutto.
In tutto questo cosa fa Berlusconi per il Milan? Nulla. Anzi parla senza sapere quello che dice, spunti dall'ultima conferenza stampa: "Thiago Silva è stato tra i migliori del Brasile ai mondiali!" (minuti giocati dal difensore brasiliano nella competizione 0) "Per segnare servono 2 punte vicine all'area e non 2 larghi uno a 50 metri a destra e l'altro 50 metri a sinistra" (campi da calcio larghi 100 metri solo su Holly e Benji) "Ronaldinho è il più forte giocatore della storia" (e io sono più bello di Brad Pitt).
Come se non bastasse ripete ossessivamente che è il presidente che ha vinto di più nella storia del calcio, il secondo, solo per Silvio, è Bernabeu. Per la cronaca Bernabeu ha vinto 16 scudetti, 6 coppe del re, 6 coppe dei campioni, 1 intercontinentale contro 7 scudetti, 1 coppa italia, 5 coppe campioni, 3 intercontinentali e 5 supercoppe europee. Con una rapida somma si ottiene come risultato è 29 a 21. A questo punto i giornalisti sportivi servi, chi non segue il calcio si stupirebbe di quanto più servili si possa essere rispetto a Belpietro o Minzolini, ribattono che non si possono contare le affermazioni in campo nazionale in quanto Milan e Real Madrid non disputano lo stesso campionato (se è per questo Bernabeu è morto nel '78 e Berlusconi è presidente dal 1986 quindi come cacchio si fa il confronto non lo so) per cui il risultato passa a 13 a 7 per Silvio! Però c'è un altro inghippo. La Coppa intercontinentale si disputa dal 1960 (per chi non lo sapesse tra la squadra campione d'Europa e quella campione del Sud America) e di quelle 6 Coppe Campioni del Real Madrid ben 4 sono antecedenti al '60, mentre la Supercoppa Europea (anche qua si ha diritto a disputarla con la vittoria in Coppa Campioni) si disputa dal 1972, riconosciuta ufficialmente dal 73, e tutte e 6 le Coppe madridiste sono antecedenti.

In sostanza gli ultimi anni del Milan sono anni in cui Berlusconi evidenzia tutti i successi (tantissimi, va detto) del passato. Però si scontra con un problema: il fatto di non vincere più gli fa venire meno l'amore dei milanisti (ha dichiarato che la cessione di Kakà ha causato una perdita del 3% al Pdl) che addirittura iniziano a contestarlo, chiedendogli un maggiore impegno.
Nell'ultima conferenza stampa ha dichiarato di avere speso negli ultimi 7 anni 461 milioni di euro, e nei 25 anni di gestione 1.1 miliardi di euro. Le possibilità sono due, visto che è dagli anni 90 che il calcio ha delle spese folli. O i dirigenti del Milan si sono rimbecilliti riuscendo a vincere pochissimo avendo a disposizione quasi la metà del Budget investito da Berlusconi in tutti la sua gestione (e badate che i dirigenti che contano sono sempre gli stessi) o le cifre sono sparate.

La cosa di cui Silvio Berlusconi si è accorto è che è vero il detto che dice che l'italiano medio può rinnegare tutto nella sua vita: dalla politica, alla religione, alla moglie ma ci sono 2 cose che non rinnegherà mai: la mamma e la squadra di calcio.
E proprio per questo motivo puoi prendere per il culo l'italiano medio un po' su tutta la linea, ma non sulle tagliatelle al ragù di mammà e sul tifo sportivo.

Che questa del Milan sia la prima breccia? Buona parte di noi è pronta a far crollare il muro. 

 

Ultimo aggiornamento (Martedì 27 Luglio 2010 10:29)

 

Commenti  

 
0 #2 Maurizio Marinaro 2010-07-27 01:20 La rinuncia alla moviola è a mio parere un'autogol (per restare in tema) della Rai. Infatti l'unica magrissima consolazione del tifoso dopo una sconfitta è recriminare dicendo: "ma il loro gol era in fuorigioco", "c'era un rigore per noi" ecc…
In sostanza penso che i programmi calcistici in chiaro di Mediaset ne guadagneranno in quanto a share televisivo. Poi se mi chiedi quale squadra avrebbe "guadagnato" di più dal silenzio della moviola dato il maggior numeri di errori dell'arbitro a proprio favore ti risponderei Inter (ma parla anche il tifoso che è in me).
L'unica possibile "linea politica" seguita può essere legata al rifiuto della figc di ricorrere alla moviola in campo, però, a parte che non conosco l'opinione dei vertici federali a riguardo, mi sembra di fare un po' troppa dietrologia.
Citazione
 
 
0 #1 serena da schio 2010-07-26 20:57 come lo metti in relazione con questo: http://www.repubblica.it/sport/calcio/2010/07/26/news/rai_addio_moviola_eliminata_la_rubrica-5828168/?ref=HRERO-1 ? Citazione
 

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