Il federalismo fiscale
Ovvero la Grande Farsa
Per fare ciò, però, era necessario intrecciare radicamento sul territorio (sul quale abbiamo moltissimi dubbi) con disponibilità economica e finanziaria. Per fare ciò i leghisti hanno stretto il patto d'acciaio con Berlusconi e con il partito che al Sud è l'espressione della politica clientelare e molto spesso corrotta. Con una rapida piroetta hanno cambiato il loro tema principale da Secessione a Federalismo, facendolo diventare un mantra per ipnotizzare la base senza mai riuscire a realizzarlo. Nel frattempo i colletti verdi hanno votato vari finanziamenti al tanto odiato Sud, tra cui Roma Capitale, alcune nuove province scambiandole con altrettante in Lombardia, il risanamento dei buchi di bilancio abnormi di svariati comuni tra cui quello di Catania.
Chi sa osservare quello che gli accade attorno, si sta rapidamente rendendo conto che la Lega, il partito più vecchio della Repubblica, altro non sta facendo che applicare la tattica dei vecchi partiti della Prima Repubblica per “occupare le istituzioni” come ci ha insegnato Enrico Berlinguer. Quando Bossi dice che per fare il federalismo sarebbe disposto anche ad allearsi col PD, esprime proprio questo: se al posto di “fare il federalismo” mettiamo “mantenere il potere” l'equazione è completa.
Nel frattempo a sinistra il federalismo, invece che suscitare ilarità e sfottò, incute una sorta di rispetto, dovuto anche al fatto che la Lega è vista come la forza politica che ascolta i cittadini e governa bene i territori. Anche questa è una mistificazione dovuta all'azione da una parte della falsa propaganda leghista e dall'altro al vuoto pneumatico di idee delle classi dirigenti del Nord. Se osserviamo l'azione dei governicchi leghisti la possiamo scomporre in una semplice ricetta: finta sicurezza e leggi oppressive per le libertà dei più deboli, che non risolvono mai i problemi, alleanza con la media impresa soprattutto quando evade le tasse in maniera massiccia (basti pensare il caso di Arzignano), corruzione e nepotismo (Renzo Bossi e ciò che è successo a San Michele al Tagliamento sono solo due casi), cementificazione selvaggia del territorio per privilegiare le grandi imprese di costruzioni (forti in molte roccaforti leghiste) a scapito dei piccoli che sono la maggior parte, milanizzazione dell'intero nord (per quanto riguarda la concezione urbana disumana delle città), sudditanza totale alle decisione di Roma per quanto riguarda la difesa delle istanze del territorio (Dal Molin e la proposta di centrale nucleare a Chioggia).
Questi e molti altri misfatti fanno della Lega, citando Zaia, “l'erede politico della Democrazia Cristiana” e i tentativi di mettere propri uomini nel sistema bancario veneto serve proprio a cementare il controllo sulla regione che più di tutte soffre la dominazione leghista. Questa democristianizzazione della politica leghista è però anche sintomo di un altro fenomeno, ossia l'impossibilità di mantenere il potere con la sola politica radicata nel territorio, proprio perché le istanze di cui la Lega Nord si è fatta portatrice sono state praticamente tutte disattese. Se i popoli che stanno subendo la dominazione di queste minoranze organizzate sapranno ribellarsi a questi soprusi e riusciranno ad immaginare il Nord di domani, la Lega, molto prima di quanto crediamo, non sarà che un bruttissimo ricordo.
Ultimo aggiornamento (Lunedì 11 Ottobre 2010 09:43)















