Mirafiori Holocaust

Era molto tempo che volevo scrivere questo articolo. Più o meno dai tempi del referendum su Pomigliano, quando per la prima volta si era posta la questione "o schiavi o disoccupati". Ho continuato sempre a posticipare la stesura perchè pensavo che avrei avuto bisogno di elementi maggiori per dare un giudizio completo. Oggi alla vigilia del voto su un accordo del tutto simile a Mirafiori, la Fabbrica italiana per eccellenza, mi sembra che sia arrivato il momento di rompere gli indugi e di cercare di avviare una riflessione su quanto sta accadendo.
Innanzi tutto mi sembra che i referendum che Marchionne sta proponendo siano offensivi della dignità dei suoi lavoratori e vergognosi in un paese civile e democratico come l'Italia dovrebbe essere ma oramai forse non è più. Chiedere a una persona di scegliere tra lavoro schiavistico e disoccupazione è vergognoso e semplicemente infame. Non c'entra niente nemmeno col capitalismo , con l'essere un buon manager o con la crisi economica, c'entra con la vigliaccheria, l'oppressione e la violenza.
Pensare che questi siano gli interventi che l'Italia ha bisogno per uscire dalla crisi e lasciare fare come fa il governo vuol dire semplicemente NON AVERE UNA POLITICA INDUSTRIALE, che in parole spicce significa che chi ci governa non sa minimamente come far uscire dalla crisi il paese senza toccare gli ingiusti privilegi dei suoi amichetti. Chi crede, come ahimè Matteo Renzi, che mantenere l'occupazione così ci avvicina all'America di Obama ha certamente ragione, se però ci intendiamo su qual'è l'America di Obama a cui ci avviciniamo: quella della crisi di produzione interna, della Detroit (la "Torino" Americana) deserta in cui si raggiungono tassi di povertà da secondo e terzo mondo. Quella stessa Detroit che in passato ha fatto scelte analoghe sottoposta a ricatti analoghi e oggi si trova a doversi aggrappare alla FIAT perchè lì nessuno investe più.
La partita che sta dietro a Mirafiori è di principio e riguarda quale sarà l'Italia del futuro, se assomiglierà di più al Michigan di Detroit e alla Polonia che produce la Seicento, oppure alla California della Sylicon Valley di Google e Facebook, oppure alla Germania di Wolkswagen, alla Finlandia di Nokia, all'Islanda paradiso dell'informazione.
Saper leggere i mercati non è certo mai stata un'abilità dei capitalisti nostrani, che si preoccupano di più di marchiare a fuoco col logo "Made in Italy" i loro prodotti fatti in cina e confezionati in Italia, ma oggi il paese ha disperato bisogno di prospettive. Pensare che in Italia si continuino a costruire auto e cavalcavia e non datacenter e urbanistica sostenibile vuol dire condannare il paese al declino. E degli operai della Fiat che sarà? Giustamente mi si obietterà che l'informazione e la società dell'informazione non si mangia (neanche le auto si mangiano comunque...) e mai vorrei affermare che il settore industriale in Italia debba essere abbandonato, però c'è bisogno di innovazione, ricerca (quella che manca in Fiat da vent'anni, MultiJet escluso) e sopratutto c'è bisogno di farsi una domanda da capitalisti: il mio prodotto sta ancora sul mercato? Se no, come appare dalle performance di vendite di Fiat, devo pensare di cambiarlo o di spostare il mio asse produttivo. Questo per parafrasare Landini (in questo inascoltato) vuole dire che il prodotto nei prossimi cento anni non saranno più le carrozze a motore, ma la mobilità, così come nel campo dei media il prodotto principale non sono più i giornali ma l'informazione. Questo pragmaticamente vuol dire metropolitane di superficie, autobus, infrastrutture che servono a migliorare la vita delle persone e a fargli passare meno tempo in coda e più tempo dove vogliono loro e dall'altra parte auto ecologiche elettriche, a idrogeno, a gpl o a fieno che sia, questo non sta a me indicarlo ma forse agli ingegneri e alla ricerca su cui ovviamente in Italia si investe sempre meno.
Sergio Marchionne percepisce uno stipendio di 450 volte quello di un suo operaio e di 20 volte superiore a quello degli Amministratorri Delegati suoi predecessori. Ha scelto di privilegiare le rendite finanziarie di Fiat, grazie al magico scorporamento in due diverse società che tanto mi ricorda il gioco delle tre carte. Ha scelto di difendere gli interessi dei suoi azionisti e non dei suoi dipendenti. Ha scelto di difendere la rendita finanziaria a scapito del lavoro, l'economia dei mercati (quella che per intenderci è la causa dell'attuale crisi sistemica del capitalismo globale) e non quella reale basata sul lavoro da cui tutti gli economisti dicono che dobbiamo ripartire. A me, come ad altri , pare una scelta di brevissimo periodo, che più che ad un cambiamento verso il futuro assomiglia molto ad un misto tra economia fallimentarista di fine '900 e strutture produttive ottocentesche. Questa è l'Italia che vogliamo? Chiediamocelo. Ma soprattutto chiediamoci se vogliamo assomigliare alla Polonia o alla California.
Ultimo aggiornamento (Giovedì 13 Gennaio 2011 00:29)
















Commenti
Secondo me invece le cose stanno esattamente così: che ci paccia o meno, chi offre il lavoro ha il coltello dalla parte del manico, alla fine.
Possiamo scandalizzarci, ma quello che succede in Fiat oggi non è diverso da quello che succede a migliaia di persone tutti i santi giorni. E non mi pare che la gente scenda per strada a protestare.
Grazie a te per lo spazio. Citazione
Ti ripeto: secondo me la domanda non ha senso.
Se tu vai a fare un colloquio, e ti offrono 1000 euro e tu ne vorresti 2000, che cosa succede?
Che o si trova un compromesso o il lavoro non lo ottieni.
Lo puoi chiamare ricatto, prevaricazione, ingiustizia, come ti pare, ma non è fondamentalment e diverso da quello che succede oggi in Fiat.
Io davvero non capisco: questa è la vita i tutti i giorni, e non mi è chiaro perchè per la Fiat dovrebbe essere diverso.
Perchè "ha campato con i soldi pubblici"?
Bene, e quindi andiamo avanti così per sempre? Il lavoro in Fiat dev'essere garantito per costituzione? Cosa ha più senso?
Boh… Citazione
l'infamia qui sta nel ricatto che sta alla base del referendum. puoi rispondere su questo? (Era il punto 2 ma tu hai preferito la domanda a piacere)
Per il resto non mi sento di aggiungere altro perché alle identiche critiche ho gia risposto sotto. l'unica cosa è su cisl e uil: sai di cosa e di chi parli?prima forse è meglio informarsi.
Grazie per l'interessante contributo,
Nicola Citazione
Questo non è assolutanente vero.
Da come la racconti tu sembra che Marchionne un bel giorno si è alzato e ha deciso di fare il referendum… è vero esattamente il contrario.
Le trattative sull'accordo sono andate avanti molti mesi, tant'è che UIL e CISL alla fine - alla FINE! - l'hanno firmato.
Solo DOPO è emersa la volontà di fare un referendum per capire se - nonostante l'oppozione di CGIL e FIOM - i lavoratori vogliono l'accordo o meno. Citazione
Guarda che non è che l'accordo abolisca i sindacati e o il diritto di sciopero, e tutti quanti, pure CISL e UIL, sanno benissimo che la partita non finisce qui.
E lo sa benissimo anche Marchionne: ma prima di mettere i soldi sul tavolo vuole capire se ci sono le condizioni di massima.
La FIOM si dovrebbe ricordare di due cose:
1- non è l'unico sindacato in fabbrica, 2- degli altri tre, tutti hanno accettato il referendum e due hanno firmato l'accordo
Quindi: la maggioranza dei sindacati che rappresentano i lavoratori accettano il referendum, e se la FIOM è un sindacato democratico deve accettare sia il referendum sia l'esito.
Punto.
Non lo reputa legittimo?
Bè, la maggioranza si, e in democrazia la maggioranza comanda. Citazione
Ma, ripeto, dov'è la contrattazione qui? Dove sono gli incontri, i tavoli di discussione? E' stato imposto un trattamento, non discusso prima, e "se non lo accetti sei fuori/ce ne andiamo". Sono d'accordo con Nicola sul comportamento di CISL e UIL, che nemmeno loro hanno mai discusso niente, ma si sono adeguate ad un'imposizione per opportunità politica.
Che vuol dire che la FIOM non rispetta il voto dei lavoratori? La FIOM dice che è ricattatorio chiedere "Vuoi condizioni peggiori di lavoro e di diritti ma lavorare, o non lavorare?". Citazione
No io parlo della contrattazione prima di fare un accordo: che contrattazione ci può essere ex-post? Scioperi su scioperi? E poi parlo anche della possibilità di giudicare il piano industriale. Tu hai capito quale è il piano industriale della Fiat per il proprio futuro? I lavoratori, anello debole e ultimo della "catena", devono continuare a fidarsi alla cieca? Accettare qualsiasi cosa "se no non c'è l'investimento" e non poter dire nulla? Come si può pensare che sia una buona china questa? Citazione
Per come la vedo io, il contratto nazionale ha fatto il suo tempo, per lo meno per le grandi imprese, che comunque impiegano solo il 5% dei lavoratori a livello nazionale.
Le grandi aziende devono avere la possibilità di contrattare con i sindacati a livello decentrato, fatto ovviamente salvo tutto quello che c'è scritto nella legislazione nazionale. Citazione
Potrei sbagliare, ma se la tattica è uscire dal contratto nazionale per potersene fare uno su misura e quindi poter escludere chi non lo firma, è un gioco facile (nel senso che il ricatto è anche qui palese) Citazione
RSS feed dei commenti di questo post.