Padova, le scorciatoie sbagliate
Padova è una città complessa, da sempre. Per questo gestire la città non deve essere per nulla semplice, tant'è che quasi tutti i cittadini per un motivo o per l'altro si lamentano delle politiche cittadine da almeno 15 anni (io vado per i 26, quindi in pratica da quando ho "memoria politica" sento persone che si lamentano).
Per gestire questa città dunque spesso si ricorre a scorciatoie, a strade meno lunghe e tortuose, ma magari capaci di portare a una vera svolta, privilegiando una strada dritta e breve, che però comporta una sorta di eterno ritorno dell'essere. Due sono i campi in cui questo è più evidente: la gestione degli spazi in città e il modo in cui si affrontano i movimenti sociali.
Con un gruppo di altri ragazzi noi di LogOut stiamo cercando di aprire un nuovo spazio di incontro e confronto, nel quale sia possibile portare la cultura a tutti, perché come dice una di noi il sapere ha un solo scopo: quello di essere trasmesso agli altri, altrimenti il rischio che si corre è quello di restare a bearci di quel poco che abbiamo lasciando fuori il mondo. Questo progetto l'avevamo chiamato Casa del Popolo di Chiesanuova, perché proprio nello stabile che era un tempo la Casa del Popolo doveva sorgere. Inutile nacondere che abbiamo avuto moltissimi problemi con questo progetto: interminabili riunioni con la persona a cui era stata data la gestione, moltissime discussioni e visione diverse, fino alla rottura avvenuta il giorno dell'inaugurazione ormai 2 settimane fa. Perché tutte queste difficoltà? Perché non si vuole dare a dei giovani che decidono di spendersi in prima persona nel loro quartiere la possibilità di mettersi in gioco e lavorare seriamente per creare un nuovo luogo associativo? Uno dei maggiori problemi della nostra città è la mancanza di spazi aggregativi, non solo giovanili.
Si cura con attenzione il centro cittadino, con la vetrina del Centro Culturale San Gaetano, e si permette alle periferie di diventare dei dormitori, anzi non solo si permette ma si favorisce questa evoluzione. Le politiche per diminuire il traffico sono più che altro slogan lanciati al vento, ma non si fa nulla per introdurre un sistema integrato di mezzi pubblici, bike sharing e car pulling. La città è data in mano a poche persone che ne decidono il futuro. Un futuro che a me, a moltissimi di noi non piace. Ovviamente il problema del futuro non è riducibile soltanto alla mancanza di una politica cittadina all'altezza, ma anche e soprattutto dalla mancanza di una politica nazionale, drammaticamente aggrappata all'equilibrismo tattico e all'attenzione per un solo uomo, dio se visto da un lato, demonio se osservato dall'angolazione opposta.
Si cura con attenzione il centro cittadino, con la vetrina del Centro Culturale San Gaetano, e si permette alle periferie di diventare dei dormitori, anzi non solo si permette ma si favorisce questa evoluzione. Le politiche per diminuire il traffico sono più che altro slogan lanciati al vento, ma non si fa nulla per introdurre un sistema integrato di mezzi pubblici, bike sharing e car pulling. La città è data in mano a poche persone che ne decidono il futuro. Un futuro che a me, a moltissimi di noi non piace. Ovviamente il problema del futuro non è riducibile soltanto alla mancanza di una politica cittadina all'altezza, ma anche e soprattutto dalla mancanza di una politica nazionale, drammaticamente aggrappata all'equilibrismo tattico e all'attenzione per un solo uomo, dio se visto da un lato, demonio se osservato dall'angolazione opposta.
A queste politiche, checché ne dicano certe persone, più attente a specchiarsi piuttosto che cercare di osservare quello che realmente accade, molti giovani in questo autunno si sono ribellati, scendendo in piazza, unendo le lotte per il futuro con le lotte per i diritti dei lavoratori. Questo è accaduto in tutta Italia, la giornata dal mio punto di vista più simbolica è stata il 30 novembre, dove sono state occupate decine di stazioni ferroviarie, alcuni svincoli autostradali e persino un aeroporto, a simboleggiare che potete considerarci una generazione sacrificabile, ma noi a questo gioco non ci stiamo più, e se lo vogliamo possiamo bloccare l'intero sistema paese.
Ovviamente al potere istituzionale questo non può andare bene. Come non va bene a tutti i lacché dei vari baroni che infestano il nostro Paese, perché questo ricordatevelo tutti, è il nostro Paese.
Per rispodere a questo sommovimento sociale sono stati colpiti 6 ragazzi a Padova, un fatto con lo scopo di tentare di criminalizzare l'intero movimento dell'autunno, che non chiamo studentesco perché era molto di più: era un movimento di lavoratori e di precari, di studenti e di migranti, di pensionati e di genitori.
5 di questi ragazzi sono stati obbligati a lasciare Padova per tornare nel loro comune di residenza e non si sa quando potranno tornare nella città dove hanno deciso di studiare, di formarsi, di far sentire la loro voce, in sostanza di vivere. Le accuse che gli sono rivolte sono ridicole, e questo bisogna affermarlo con forza; RIDICOLE. Queste misure cautelari sono un chiaro segnale politico per indicare che non ci deve essere spazio per il dissenso. L'unico evento contestabile ai 6 ragazzi è quanto accaduto il 9 aprile, fatto al quale ho già dedicato un articolo, un fatto nel quale di certo non ci sono stati buoni e cattivi.
Non si può decidere di affrontare i movimenti sociali a colpi di inchieste giudiziarie, allo stesso tempo ognuno deve prendersi la responsanilità di ciò che compie. Per cui siccome ai ragazzi sono contestate l'occupazione della stazione il 30 novembre e la manifestazione del 24 novembre, voglio che si sappia che lì c'ero anche io, vestito come un pirla, come testimonia questa foto.

Per tutti i motivi elencati sopra io vorrei che finalmente in questa città anziché cercare scorciatoie si cominciasse a cercare di intraprendere assieme la strada che può portare al cambiamento.

Per tutti i motivi elencati sopra io vorrei che finalmente in questa città anziché cercare scorciatoie si cominciasse a cercare di intraprendere assieme la strada che può portare al cambiamento.
Ultimo aggiornamento (Domenica 29 Maggio 2011 02:28)
















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