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Per una vera opposizione

Sono passati ormai 2 mesi dalla straordinaria esperienza referendaria. Passato questo lasso di tempo è il caso di tirare un po' le somme, capire se ci sono, e in tal caso quali siano, i risultati ottenuti, oltre ovviamente ai sì all'acqua pubblica, alle energie rinnovabili e alla legge uguale per tutti i cittadini.

In particolare mi voglio interrogare su quali siano le reazioni politiche vere a 2 mesi dal referendum. Subito dopo le proiezioni delle ore 22 di domenica 12 giugno c'è stata una corsa a saltare sul carro dei vincitori, vincitori che però, giustamente, non ne hanno voluto sapere di dividere il palco con chi alla vittoria ha contribuito solo in vista del traguardo, un po' come il tifoso di calcio che si affeziona alla squadra solo in occasione della partita che può portare il titolo.

Ecco, una metafora calzante per gran parte degli attuali politici di centrosinistra: non sono altro che tifosi occasionali, quelli che vanno a festeggiare e magari fanno i caroselli, ma non sanno cosa vuol dire soffrire al freddo, sugli spalti, perdendo la voce. Questi politici non sanno cosa sia la passione, e, per loro sfortuna, si vede. Mi si può muovere un appunto, dirmi “ma perché te la prendi con il centrosinistra e non con il centrodestra? Con quegli affaristi che ci hanno portato nel baratro?”. Il motivo è banale: io non me la prendo con i politici del centrodestra perché non mi rappresentano e mai mi rappresenteranno; non penso che Tremonti possa mai fare una politica che mi trovi d'accordo, dal momento che, io e Tremonti ci proclamiamo di due chiese diverse, inconciliabili.

Superata questa spiegazione torno ai nostri politici-tifosi occasionali di centrosinistra. Quei politici che dopo il referendum cantavano vittoria, semplicemente perché Berlusconi era stato sconfitto, passando addirittura da tifosi occasionali a tifosi piangina, ossia quei tifosi che sapendo che la loro squadra non può vincere sono contenti quando a essere sconfitto è un loro avversario; poi l'identificazione è più forte se a sconfiggere l'avversario è qualcuno che ci somiglia- E il popolo che si è impegnato per vincere al referendum, il popolo dei comitati, è potenzialmente parte del popolo del centrosinistra, ma è un popolo che i partiti non hanno mai voluto, perché non è controllabile, non obbedisce agli ordini di scuderia, non permette ai figliocci di nessuno di mettersi in luce a gratis.

I partiti dell'opposizione parlamentare sono fuggiti da tutti i movimenti di questi ultimi 2 anni, vera opposizione e alternativa a Berlusconi e ai suoi. In particolare il PD, ci dite che ce la prendiamo sempre con il PD ma d'altronde è il maggiore partito italiano di opposizione, non ha voluto sostenere il movimento studentesco perché il movimento studentesco non avrebbe permesso ai partiti di farsi controllare, ognuno all'interno dei movimenti conta 1, non importa se ti chiami Vendola, Bersani, Di Pietro, Ferrero, o Franco Rossi.

Il dramma compiuto dai dirigenti poi è stato non ascoltare quello che la piazza dei referendum, e anche delle amministrative, chiedeva: basta con i politicismi, vogliamo chiarezza, siamo stanchi dei vostri dispettucci. Non ce ne frega niente di chi sia il candidato premier, perché vogliamo finalmente tornare a essere noi quelli che contano sul serio. La risposta a questa domanda politica, straordinariamente politica, non c'è stata. Nessuno ha parlato seriamente di primarie come segno di forte distinzione. Primarie da applicarsi non solo alla scelta del candidato presidente del consiglio o governatore regionale o sindaco, ma a tutte le cariche elettive e al programma elettorale. Primarie per l'inserimento in qualunque listino bloccato, primarie per scegliere i propri parlamentari, primarie per scegliere i propri consiglieri regionali. Primarie per decidere sugli inceneritori e sulla politica economica, sulla scuola e sui diritti ecc. Questo le dirigenze dei partiti non vogliono accettarlo: perché altrimenti sarebbe un duro colpo per chi gestisce il potere in questo paese da troppi anni, e a tutti coloro, che a questi baroni d'Italia, si sono accodati, aspettando pazientemente il proprio turno.

Il popolo delle piazze dei referendum e delle amministrative non permette questa ritrosia. Quel popolo vuole tornare a essere protagonista delle scelte di questo paese. Quel popolo ha un conto da presentare a chi ha guidato il centrosinistra negli ultimi 25 anni. La richiesta è chiara: vogliamo contare, non essere dei semplici voti, vogliamo decidere noi. Il sogno di tutti i tifosi di calcio è poter scegliere la squadra da mandare in campo. Lasciateci scegliere quali devono essere i nostri, probabilmente qualcuno di voi finirà in tribuna, magari non accettando di uscire dal gioco qualcuno finirà in un'altra squadra. Fatto sta che se davvero tenete alla vostra squadra, se volete che torni a essere una squadra sicuramente vincente, la strada è una sola, aprirsi del tutto e senza paura ai movimenti, alle persone comuni e abbandonare bizantinismi improbabili e improponibili, scelte non condivise da quello che dovrebbe essere il vostro, il nostro popolo.

 

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