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Vita da Startupper

start upQuando le persone di una certa età mi guardano con quel misto di curiosità e stima, certo mi fa piacere, ma non penso abbiano capito com'è la mia vita. Ho scelto di aprire una partita IVA e un 'attività da zero perchè mi sembrava l'unico modo per sfuggire alle maglie del precariato istituzionalizzato, al mondo degli stage infiniti e al lavoro gratuito che nel mio campo, la comunicazione, sono praticamente la regola. Trovare i compagni di corso appena laureati che mi dicevano che dopo 6 mesi di stage ne avrebbero fatti altri 6 rappresentava per me una prospettiva impensabile perchè semplicemente non mi sarei mai potuto permettere di vivere così: ho sempre lavorato e sostanzialmente mi sono sempre mantenuto. Così ho scelto di saltare la fase del precariato e di entrare direttamente nel libro della giungla che è il mercato, specialmente in Italia.



É stata, è e probabilmente sarà, durissima. Continuo a fare il lavoretto che mi manteneva all'Università durante il fine settimana e a fianco sto costruendo la mia attività, che, sia chiaro, mi sta dando molte più soddisfazioni di qualsiasi lavoro dipendente che avrei mai potuto fare nel mio campo e alla mia età. Col tempo capita di incontrare molti che stanno intraprendendo la stessa strada e che stanno avendo gli stessi problemi. Quasi tutti hanno un secondo lavoro, chi il portapizze, chi il cameriere, chi il magazziniere e così via. È molto difficile, da zero, costruirsi un reddito stabile e continuativo. Gli errori li paghi tutti sulle tue spalle e dopo poco ti assale quella sensazione di totale solitudine che probabilmente caratterizza la nostra condizione. Poi incontri un tuo simile, ti confronti, collabori, ti dai forza a vicenda e lavori perchè le cose vadano sempre meglio. Sì, perchè la convinzione che muove la maggiorparte degli startuppers credo sia che, nonostante tutto, ce la faranno e che devono farcela, nonostante tutto. Questo per dire che non sto cercando scusanti o giustificazioni per rassegnarmi, anzi credo che in qualsiasi contesto una persona che abbia la buona e vecchia "voglia di lavorare" e una buona dose di passione per quello che fa, possa ottenere ottimi risultati, NONOSTANTE TUTTO.

Già, nonostante tutto. Qui sta il problema se dalla mia condizione alzo lo sguardo verso la situazione del mio paese e quelle che per me sono difficoltà da superare o ingiustizie da combattere diventano condizioni economiche sistemiche. Infatti, al di là della singola esperienza e parabola lavorativa, a livello paese l'importanza della nascita di nuove imprese in Italia è di primaria importanza. Da decenni non esiste un rinnovamento della struttura imprenditoriale che spesso risulta inadeguata ad affrontare il contesto economico globale che oramai è mutato. Su questo bastino due dati: la maggiorparte delle piccole e medie imprese italiane sono a conduzione familiare da generazioni (entrate in un qualsiasi gruppo giovani imprenditori e chiedete quanti sono i "nuovi imprenditori") bloccando di fatto un rinnovo meritocratico della classe imprenditoriale; da una recente ricerca più del 60% delle piccole e medie imprese del triveneto ha dichiarato di "non sapere cosa fare con internet", dimostrando di fatto di vivere ancora nello scorso secolo. Il ritardo, come in troppi altri campi della società italiana, è enorme ed è uno dei fattori che sta portando l'Italia verso il baratro.

I fattori di blocco alle Start Up presenti in Italia sono principalmente 3 :

1) Difficoltà di accesso al credito. Io lavoro nel Terziario Avanzato, che certo, pagando lo scotto di tempi di crescita molto lenti, può cercare di far nascere imprese a costo zero o quasi; ma un sistema non può basarsi solo sui servizi. Servono Start Up nell'agricoltura e nell'industria tanto quanto, e forse più, che nei servizi. Per fare ciò è necessario avere accesso a una qualche forma di credito per poter far fronte alle spese iniziali. In Italia è noto che per un giovane sotto i 35 anni, che non è figlio di imprenditori o di ricchi benestanti, è pressochè impossibile accedere a linee di credito con tassi umani.

2) Difficoltà di accesso al mercato. Oltre ad accedere al credito una Start Up deve saper stare nel mercato e sopratutto capire quali sono gli errori e le criticità che all'inizio è normale incontrare. C'è insomma bisogno che agli startupper venga insegnato a nuotare nel mare burrascoso del lavoro. Un lavoratore indipendente o un imprenditore deve saper fare bene il suo lavoro e occupa la maggior parte del tempo nel curare la qualità del suo prodotto. In Italia non esiste alcun tipo di controllo e supporto all'ingresso nel mercato (fatto salvo per poche esperienze di incubazione di impresa a macchia di leopardo). Molto spesso questi potrebbero essere interventi a basso costo per lo stato che con esperienze di tutoraggio di impresa che potrebbe facilmente diminuire l'alto tasso di morte precoce di molte Start Up. A volte basta solo una persona che ti dia un buon consiglio a farti risparmiare mesi e mesi di lavoro sbagliato.

3) Difficoltà di accesso al sistema burocratico. Su come è strutturato il sistema fiscale italiano probabilmente si dovrebbe scrivere un libro e la pressione fiscale sulle oneste Piccole e Medie Imprese è alle cronache di tutti i giorni. La cosa assurda è che una Start Up che voglia aver chiaro il quadro burocratico che si troverà di fronte nel corso della sua attività, perlomeno per quanto riguarda le imposte da pagare, con estrema difficoltà riesce ad avere delle risposte esaustive. Provate a chiedere informazioni ad una qualsiasi Agenzia delle Entrate (che ricordo rappresenta lo Stato...) e vi verrà detto che basta aprire la partita IVA e poco altro. Non riuscire a prevedere a priori il carico delle imposte rende molto difficile pianificare l'attività d'impresa.

Di queste difficoltà e di queste storie parlano veramente in pochi e poche soluzioni vengono approntate per aiutare (o meglio non ostacolare) l'attività degli startupper. A Destra e nel Centro questo è un discorso che non interessa, dato che la cultura dominante in Italia è quella del corporativismo alla Compagnia dell Opere che poco ha a che fare col mercato e con il concetto di Start Up; meglio gli calza quello di "intrapresa" ottocentesca che ho sentito sostenere da Maurizio Lupi ultimamente. A Sinistra invece esiste un pregiudizio infondato che vede le partite IVA e gli startupper (per chi a sinistra sa cosa vuol dire) come un elettorato geneticamente destinato a votare a destra e a rappresentare un'etica di destra e quindi di cui ci si deve sostanzialmente disinteressare. I nostri brontosaurici amici del centrosinistra dovrebbero rendersi conto che così come l'etica dell'impresa del novecento e dell'intrapresa lupiana rappresentano un blocco sociale vecchio che sta morendo, l'etica della start up (che si differenzia dalla nuova impresa non solo per essere un inglesismo) ma propriamente dal punto di vista del blocco sociale che rappresenta e dell'etica che questo porta con sè. Anche su questo si dovrebbe scrivere un altro articolo. Qui mi limito a citare gli esempi dell'Etica Hacker che caratterizza molte imprese del 2.0 e del rispetto e della costruzione di economie sostenibili attorno ai beni comuni di molte imprese verdi che molto spesso ha superato nella prassi l'elaborazione teorica che la lenta e affannata sinistra italiana sta portando avanti.

Su questo spesso mi torna in mente una frase di un amico che mi parlava della crescita del comaparto fotovoltaico in Germania: "la mentalità resta sempre quella della Start Up, la differenza la fanno quelle Start Up che hanno una struttura". Ecco. Abbiamo bisogno di aiutare gli startuppers a costruire strutture.

Ultimo aggiornamento (Sabato 12 Novembre 2011 14:15)

 

Commenti  

 
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