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Prime impressioni sul governo Monti – le tendenze della prossima stagione

cinghia stretta spallelargheFacciamo un temino a futura memoria.

Ho ascoltato il discorso programmatico al Senato del presidente del consiglio dei ministri del nuovo governo tecnico. Quel distinto signore che è Mario Monti ha parlato con decisione e affabilità di quello che intende fare fino alla fine della legislatura, condendo l'eloquio scandito e chiaro con termini specifici e ripetuti anglicismi che rimarcano il suo ruolo tecnico e con cifre di cui si capisce che conosce il significato e l'origine. Che sia la nemesi del suo predecessore è chiaro non solo perché nel governo non ci sono ministre che sono tali solo per meriti da cabinet privato, ma anche perché, a differenza di quello là, il Monti ha fatto un discorso serio senza dare a vedere di stare annoiandosi da solo.

Ammettiamolo: questa serietà, arrivando dal regno dei nani e ballerine, dà un senso di sicurezza generale. Lo si vede dalla foto di gruppo del nuovo governo: così grigi, così sobri, così pieni del tranquillo buon gusto della mezzetà italiana che per anni non abbiamo avuto. Il governo Monti è certo una compagine rispettabile di persone competenti sui propri settori, però è necessario destarsi subito dalla tranquillità per il raggiungimento di questa condizione, che sarebbe il grado zero persino per un governo politico, e ricordare che anche le idee delle persone rispettabili si possono non condividere.

Dopodiché quindi io il discorso l'ho pure ascoltato per evitare di parlare per pregiudizi.

La base di tutto sta nel rigore di bilancio, il mettere a posto i conti, obiettivo stesso del governo tecnico; il secondo aspetto, e parola più frequentemente pronunciata nel discorso, è la Crescita. Attraverso l'aumento del PIL e la riduzione della spesa cercheranno dunque di ridimensionare il peso del debito pubblico, agendo con equità.

Piaceranno un po' a tutti i tagli delle spese degli organi elettivi, il famoso "costo della politica". Piaceranno le dichiarazioni di stima per le capacità insite nel paese che devono essere valorizzate, la lotta al lavoro nero, all'evasione, alla criminalità organizzata. Piaceranno il sostegno alla natalità e l'impegno per una sistematica cura degli anziani.

Con alcuni riferimenti Monti esaurisce poi buona parte delle proposte del PD, che, porello, essendosi trovato in questi anni di fronte al marasma circense, ha sempre messo sul tavolo ciò che in questo momento risulta per quel che è: un fare del buon governo moderato d'amministrazione approvabile dagli economisti. Misure come la diminuzione dei pagamenti in contanti e l'aumento del controllo sull'accumulo della ricchezza (non solo sul reddito dichiarato), l'attenzione all'efficienza dei servizi pubblici, la razionalizzazione, la riconferma della nostra identità (economica) europea, la necessaria eliminazione di svariati privilegi e corporazioni, lo stimolo alla reale concorrenza nelle professioni sono tutti punti che Bersani si è sempre prodigato di sostenere. Si prefigura anche una visione Ichino: ingresso nel mondo del lavoro uguale per tutti, e meccanismi che disinneschino la debolezza assoluta dei lavoratori precari. Già qua bisogna iniziare a drizzare le antenne: Monti parla di "lavoratori troppo poco tutelati" e lavoratori "troppo tutelati" – ecco, sarà interessante capire come si quantificherà questo troppo, visto che si fa strada l'idea che la contrattazione del mercato del lavoro dovrà essere sempre più spostata verso i luoghi di lavoro (to'o ricordi Pomigliano?). Dallo stesso vocabolario il capo del governo estrae la riflessione secondo cui gli ammortizzatori sociali dovranno garantire a chi sarà coinvolto nei momenti di "perdita temporanea del posto di lavoro" di "evitare le angosce che accompagnano questo processo". Ecco, secondo me riferirsi al sostegno per chi è disoccupato con l'espressione evitare le angosce denota un'attenzione al mondo dei lavoratori propria di un certo ceto che sì, riconosce l'entità del problema, ma non comprende forse fino in fondo quanto il lavoro (e l'assenza di esso) coinvolgano non solo l'aspetto emotivo delle persone, ma la loro stessa dignità. Lavorare, o avere un assegno di disoccupazione e la garanzia che la Repubblica operi affinché tutti i suoi cittadini lavorino secondo le proprie capacità sono innanzitutto diritti, non modi attraverso i quali lo stato fa in modo che le persone siano serene. Forse queste sono minuzie, ma l'ho scritto già nel titolo che qui si parla di impressioni.

E' altresì evidente che siamo proprio in mano alla Bce: i riferimenti continui alle manovre estive da attuare e ai recenti scambi epistolari ci comunicano che anche nella prossima lunga stagione invernale l'austerity andrà per la maggiore e le cinghie saranno sempre più strette in vita.

Questo terzo pilastro dell'era Monti, l'Equità, si riferisce dunque, mi par di capire, ad un ritorno ad una equilibrata situazione in cui non ci siano più dei privilegiati che per diritti acquisiti o pieghe di illegalità possano farsi beffe della crisi mentre alcune categorie la devono portare tutta sulle spalle; col governo Monti i sacrifici saranno equidistribuiti sulle spalle di tutti; peccato però che alcune di queste spalle siano già abbastanza martoriate, e dei possessori di queste spalle è difficile valorizzare le risorse mentre gli lasci sul dorso il macigno che han portato ingiustamente fino ad adesso...

Certo, si dice in giro che a questo punto sia inevitabile, e che nel frattempo si delineerà la modernizzazione che ci porterà a stare tutti meglio fra un po'; si tratta però della modernizzazione di cui alla collezione precedente: modernizzazione intesa a pacchetto confezionato secondo le prospettive del pensiero che ci viene presentato come l'unico rispettabile in questo momento (e che pure è figlio dei meccanismi che questo momento critico hanno causato).

Che Monti consideri la riforma Gelmini solo come meccanismi di incentivazione basati sulla valutazione, ignorando completamente l'aspetto del diritto allo studio che tanto coinvolgerebbe i Giovani che gli stanno a cuore (quel "valorizzare secondo il merito indipendentemente dalle condizioni sociali di partenza" è la tipica espressione mainstream che denota ahimè l'ignoranza delle condizioni attuali), o che il ministro dell'ambiente appena insediato riapra al nucleare dopo il referendum di pochi mesi fa, o la questione della specie protetta femminile, sono solo i primi spunti di attenzione sul lavoro che questo governo andrà a fare. Un governo tecnico che sì ci terrà probabilmente lontani dal baratro, ma in cui non tutto è tecnico nel senso di meccanico e inevitabile, bensì potrà assumere coloriture politiche, pur nell'assoluta buonafede di essere tecnico: la moderazione di questo buon senso tecnico è pur sempre una prospettiva dettata da visioni dell'economia e della società che non esula da aspetti politici. E' la buonafede dell'establishmnent espertone, che ormai pur con le migliori intenzioni di servizio non esce più dal proprio paradigma di riferimento.

Sarà da vedere chi si prenderà l'onere e la responsabilità di rilanciare la posta in gioco, anche in vista della prossima legislatura, quella elettiva. Chi sarà il primo a parlare di redistribuzione della ricchezza, beni comuni, decrescita, democrazia europea e democrazia dell'informazione? Le prossime tendenze le dovrà dettare un gruppo creativo che rinfreschi un po' il gusto corrente.

Intanto, cinta stretta e spalle larghe...

Ultimo aggiornamento (Giovedì 17 Novembre 2011 19:23)

 

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