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Expo 2010, i cinesi ci vanno in pigiama.

Avete in mente la scena in cui, per le strade di una metropoli tutta grattacieli e automobili, vedete persone distinte fare la spesa, portare a spasso il cane o andare per uffici, in tenuta da camera?


Vi state chiedendo che cosa sia una tenuta da camera? Nessuna novità dal mondo dell’hi-Tech, ma banalissimi pigiami, sottovesti o “tutone” in pile che siano, poco importa. Quel che conta è che, l’indumento con cui siamo andati a letto la sera ci deve accompagnare anche al mattino per le strade della città.

 

Nessun colossal americano apocalittico e neanche l’ultima pellicola demenziale al botteghino. Immersi nella vita vera, cittadini di un popolo, “girano” ogni giorno queste scene, mentre voi -noi- ammetteremmo di non essere ancora stati in Cina.

Proprio così. Mentre il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il Presidente Jin Tao sono ancora impegnati in importanti incontri diplomatici, la questione che tiene banco nel Paese è una iniziativa del governo locale, a dir poco particolare.

Agli angoli delle strade di Shanghai, decine di cartelloni pubblicitari recitano: “Lascia il pigiama a casa e diventa un ospite civile per l’Expo”. “In gioco -dice l’ufficiale di polizia Shen Guofang- c’è la faccia del paese”.

Le autorità, preoccupate di “fare brutta figura” davanti alla comunità internazionale riunita nella capitale e conomico finanziaria cinese la prossima primavera, in occasione dell’Expo mondiale 2010, hanno organizzato decine di campagne di “rieducazione”. Si va dal come fare la fila ordinatamente, all’invito a non sputare per terra o ad applaudire con decoro.

Gli abitanti di Shanghai sembrano aver accettato tutto, ma sull’uso “pubblico” del pigiama sembrano non voler transigere. Un sondaggio ha stabilito che in città vanno in giro in camicia da notte, in media 8 milioni di persone.

Cittadini che “entrano in negozi e uffici -dice il portavoce del governo locale- nelle banche e sugli autobus: la città sembra un ricovero per lungodegenti”. In pochi giorni sono nati comitati ed associazioni che rivendicano il “diritto ad una vita in pigiama”.

Al loro fianco si è schierato addirittura Lin Jian, Columnist di Vogue. “I pigiami -dice- sono divertenti ed esprimono un’abitudine reale. Toglierseli, se si vive in una casa fredda, non piace a nessuno. Invece di vietarli, si possono fare più belli”.

Con buona pace degli irremovibili habitué e delle case di moda. La sfida è aperta, staremo a vedere.

 Lisa Sophie.

Ultimo aggiornamento (Domenica 29 Novembre 2009 01:29)

 

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