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New York Times: La manifestazione degli immigrati per uno sciopero nazionale in Italia

articolo di Elisabetta Povoledo tradotto da Chiara

Nel tentativo di accrescere la consapevolezza circa il contributo dei lavoratori stranieri all’economia italiana, i promotori del primo sciopero degli immigrati in Italia hanno invitato i lavoratori a non andare al lavoro e non fare acquisti per un giorno.

Lunedì hanno avuto luogo manifestazioni simili in altri paesi europei (l’iniziativa è nata in Francia e si è estesa a Spagna e Grecia).  Un boicottaggio simile, “A Day Without Immigrants”, si era tenuto negli Stati Uniti nel 2006, per reclamare pieni diritti agli stranieri che vivono su suolo americano.

Ma la manifestazione di lunedì ha un significato particolare in Italia, paese in cui la retorica anti-immigrati, alla vigilia delle elezioni regionali di fine marzo, ha preso forza e in cui il lavoro degli stranieri si avvicina al 10% della forza lavoro italiana.

 

Introducendo una manifestazione elettorale la settimana scorsa, il primo ministro Silvio Berlusconi ha accusato la sinistra che vorrebbe una «invasione di stranieri» allo scopo di rafforzare la propria base elettorale.

Vicino Milano, i manifesti elettorali del partito xenofobo Lega Nord ritraevano un nativo americano con lo slogan «Loro hanno subito l’immigrazione. Ora vivono nelle riserve!». 

Ma diversi studi indicano che il lavoro degli immigrati è diventato una componente fondamentale dell’economia italiana.

«Molti italiani sono convinti che gli immigrati siano un peso, ma in realtà hanno un effetto positivo sul nostro sistema di welfare – afferma Maurizio Ambrosini, un professore di sociologia dell’immigrazione all’Università di Milano, sottolineando come le famiglie italiane siano  sempre più dipendenti dall’assistenza di lavoratori stranieri per la cura di bambini e anziani. Anche il settore dell’edilizia dipende massicciamente dagli immigrati, in particolare dell’Est Europa – ha aggiunto. «L’Italia ha bisogno di ondate di immigrati».

Le statistiche pubblicate lo scorso autunno dalla Fondazione Migrantes di Caritas Italia indicano che i 4 milioni e mezzo di stranieri regolari in Italia (circa il 7,2% della popolazione) contribuiscono almeno al 10% del Pil nazionale, per lo più facendo lavori che gli italiani snobbano.

Nell’ultimo report annuale la Banca d’Italia ha stimato che nel 2006 «i residenti con cittadinanza straniera sono riconducibili a 4,5 miliardi di euro a titolo di imposta personale sul reddito e poco meno di 10 in contributi sociali (rispettivamente, il 3 e il 5 per cento del gettito complessivo derivato da queste poste)». Il report della banca aggiunge che «l’aumento dell’offerta di lavoro dovuto all’immigrazione non sembra in media aver avuto effetti negativi sulle retribuzioni o sulle prospettive occupazionali dei nativi». 

«Gli immigrati vengono qui per lavorare, finanziano le nostre pensioni, integrarli è semplicemente sensato» dice Ciro Piscelli, Rifondazione comunista, assessore alla partecipazione e politiche per i migranti nel comune di Rozzano, hinterland milanese. Come molti altri italiani, Piscelli emigrò in Lombardia da Napoli negli anni 70, per questo, dice, «parlo per esperienza». Gli immigrati «sono una risorsa». 

Ma questa considerazioni passano in secondo piano quando emergono i problemi che riguardano gli immigrati. Da quanto lo scorso mese, in un quartiere a Milano,  si sono verificati disordini tra gruppi di immigrati, si sono moltiplicare le richieste di indurire le politiche sull’immigrazione.

E diversi studi dimostrano che i sentimenti razzisti stanno crescendo in Italia, in particolar modo tra i giovani. Una ricerca commissionata dal governo e dalla regioni e presentata alla Camera il mese scorso mostra che quasi la metà degli italiani tra i 18 e i 29 anni esprime, a vari gradi, sentimenti xenofobi o razzisti. «Sono gli stessi giovani a dire che percepiscono che il razzismo sta aumentando», dice Enzo Risso, direttore della SWG, il centro che ha condotto la ricerca.

Jorge Carazas, uno degli speaker alla manifestazione di lunedì, è venuto in Italia dall’Argentina 10 anni fa. «Noi siamo cittadini nuovi e vogliamo mandare ai politici un messaggio chiaro», dichiara. «Non importa quali toni razzisti il governo deciderà di adottare, noi non andiamo da nessuna parte. Questa è casa nostra». 

 

 

 

Ultimo aggiornamento (Martedì 09 Marzo 2010 17:28)

 

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