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Internet sconvolge l'offerta mediatica berlusconiana

Articolo originale "New Media Shaking Up Italy's Media Landscape" di Stephan Faris, tradotto da Chiara


L’ultima volta
che Michele Santoro fu costretto a non andare più in onda, dovette lottare quattro anni prima di essere in grado di trasmettere di nuovo. Questa volta, grazie a Internet, ha impiegato meno di un mese.

Nel 2002 lo show del giornalista fu cancellato dopo che il premier Silvio Berlusconi accusò lui e altri due presentatori di fare un “uso criminoso” della Rai, la società del servizio pubblico radiotelevisivo italiano.

Al tempo Santoro intraprese una lunga battaglia legale contro l’emittente: vinse, tornando in onda nel 2006. Questo mese la Rai ha sospeso il suo programma in vista delle elezioni regionali del 28 marzo prossimo, appellandosi alla necessità di mantenere il proprio equilibrio politico. Ma questa volta Santoro ha deciso che la sua trasmissione, Annozero, sarebbe andata avanti. Giovedì la diretta della è stata trasmessa streaming su internet, e ripresa sia da varie emittenti locali che dal satellite. “Per noi la cosa più importante è che la gente guardi la nostra trasmissione”, ha dichiarato Santoro.

Che gli italiani abbiano potuto fare una cosa del genere è la prova che in Italia il panorama dei media sta cambiando. I social-network stanno emergendo come un’alternativa rispetto all’industria dell’informazione, a lungo legata al governo, ai partiti politici e agli industriali. Per pagare la produzione, Santoro ha diffuso la voce via Facebook e altri siti web, reclutando 50.000 persone che hanno pagato €2.50 a testa. Altri sponsor hanno provveduto alla diretta via Internet e satellite. “L’ultima volta che Santoro smise di andare in onda, si ritrovò praticamente unplugged”, dice Bernhard Warner, direttore di Custom Communications, una società di consulenza sui social media con sede a Londra. “Ora i suoi sostenitori sono in grado di usare i social media per dare vita a un movimento e far sentire la propria voce”. Santoro non è certo un outsider in un’industria in cui stampa e politica camminano spesso mano nella mano. Cominciò a lavorare per la Rai nel 1982 e, quando la sua trasmissione smise di andare in onda, per un breve periodo di tempo fu parlamentare europeo con la coalizione di centro-sinistra (Ulivo).

I suoi sostenitori sperano che i suoi sforzi siano una prima crepa nel mercato dei media, che in Italia è sempre stato strettamente controllato. “È ancora presto” dice il giornalista Marco Travaglio, un ospite regolare di Annozero. “Ma ci stiamo provando. E se funziona, potrebbe stabilire un precedente”.

Non è che agli italiani non piaccia la libertà di espressione. Il problema è che fino a poco tempo fa non c’erano luoghi in cui esercitarla. Le testate giornalistiche sono legate a partiti politici e a interessi industriali, generando una stampa che sembra scritta per politici e altri insiders, più che per i cittadini.

Ma più rilevante ancora è la dominazione di Berlusconi. In un paese in cui l’80% delle persone trae le proprie informazioni esclusivamente dalla tv, il primo ministro possiede i tre canali televisivi commerciali e mantiene la propria influenza sui tre canali pubblici (la Rai), i cui quadri dirigenti sono controllati dal governo.

La settimana scorsa i giornali italiani hanno pubblicato le trascrizioni di intercettazioni nelle quali Berlusconi avrebbe intimato a Giancarlo Innocenzi – commissario dell’ente indipendente di garanzia per le comunicazioni (Agcom) – di chiudere Annozero.

Durante la trasmissione andata in onda a novembre 2009 che trattava dei presunti legami tra il governo Berlusconi e la mafia, il primo ministro avrebbe chiamato Innocenzi gridando: “Ma la stai guardando la trasmissione? È una cosa oscena. Adesso bisogna concertare una vostra azione che sia di stimolo alla Rai per dire: adesso basta, chiudiamo tutto!”.

Berlusconi, che è indagato dai magistrati italiani, ha dichiarato che le accuse secondo cui lui avrebbe tentato di chiudere il programma sono “ridicole e grottesce”. Anche Innocenzi ha negato di aver ricevuto pressioni per chiudere Annozero.

Ma un altro episodio recente è emblematico, sia del controllo di Berlusconi sui media tradizionali, sia del potenziale che hanno nuovi media di mettere a repentaglio il suo controllo. Il 25 febbraio, il caso di un avvocato [David Mills, NdT] accusato di aver ricevuto tangenti da Berlusconi, è stato dichiarato caduto in prescrizione. La corte non si è pronunciata sulle prove: ha semplicemente chiuso il caso perché erano scaduto il termine di 10 anni imposto dalla legge. Ma il Tg1, il notiziario della rete ammiraglia della Rai, nell’edizione delle 13.30 ha riportato che l’avvocato era stato “assolto” dalle accuse. Fino a poco tempo fa, l’episodio non avrebbe ricevuto risposta. Questa volta, invece, il video del Tg si è diffuso su Facebook in modo virale. Un gruppo fondato per protestare contro l’emittente ha raggiunto velocemente i 200.000 membri. I loro nomi sono stati stampati e inviati agli uffici della Rai per protesta.

Il nostro modo di organizzarci, di far sentire la nostra voce e di far sapere che siamo in tanti è diventato Internet”, dice Arianna Ciccone, la fondatrice e direttrice del Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia. (In seguito la Rai ha dichiarato che il presentatore del Tg aveva commesso un “errore”).

Probabilmente il miglior metro di misura per capire come Internet stia scuotendo il panorama dei media è la risposta dell’establishment, che finora è stato dura. Governi di destra e di sinistra hanno appoggiato misure legislative finalizzate a tenere sotto controllo l’espressione online. Inoltre, un giudice italiano ha recentemente giudicato colpevoli tre dirigenti di Google per un video postato su YouTube nel quale si vedevano ragazzi che commettevano prepotenze su un compagno di classe autistico.

Lo sviluppo della tecnologia rende la vita più difficile a chi passa le proprie giornate cercando di nascondere le notizie” dice Travaglio. “Ogni volta che provano a confondere le carte, sapranno che qualcuno li sta guardando e che ciò che provano a nascondere sarà messo online”.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 29 Marzo 2010 13:43)

 

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