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Il Vaticano avverte: lo scandalo degli abusi nella chiesa potrebbe causare un crollo nelle donazioni

L’articolo originale di John Hooper nel Guardian si trova qui.
 

Con le dispute sui preti pedofili che pesano sempre più sui fedeli, è probabile un declino nel numero di contribuenti fiscali italiani che donano una percentuale delle tasse alla chiesa.
 

Le autorità vaticane temono che lo scandalo degli abusi sessuali nel clero possa avere un effetto devastante sulle finanze della chiesa italiana, minando quella che finora è stata una fortezza della fede.

I contribuenti italiani hanno tempo fino alla fine di luglio per dichiarare le loro entrate del 2009 e, secondo un sistema in vigore in diversi paesi europei, possono optare perché una percentuale delle loro tasse sia devoluta alla chiesa.

In Italia, lo 0,8% dell’imposta sul reddito viene diviso tra organizzazioni assistenziali dirette dallo stato e confessioni e religioni riconosciute, secondo le preferenze espresse dai contribuenti nelle loro dichiarazioni.

Il giornale La Stampa cita le affermazioni di una fonte vaticana riguardo al fatto che i media parlano in continuazione di class actions, risarcimenti per le vittime di abusi da parte del clero e costi legali che, dal 2001, hanno costretto le diocesi americane a vendere scuole, ospedali, conventi ed università, ma che in realtà il maggiore danno economico è dovuto al precipitare delle donazioni.
 
In Italia, tra chi ha espresso una preferenza, la percentuale di contribuenti che ha riservato una parte delle tasse alla chiesa ha raggiunto un picco del 90% nel 2004. È scesa leggermente all’87% nel 2008. Tale percentuale era ben maggiore di quanti frequentavano la messa ogni domenica, forse perché chi deve compilare una dichiarazione dei redditi è principalmente rappresentante della classe media, che non riceve uno stipendio. Lo scorso anno, hanno fatto guadagnare alla chiesa all’incirca 900 milioni di euro dallo stato.

Dato il numero di cattolici in tutta Europa che dichiarano di essere stati privati della loro fede dagli scandali, c’è il rischio che le entrate di quest’anno possano essere molto più basse. In Germania, dove l’appartenenza ad una chiesa è registrata ed ha un impatto diretto sui finanziamenti, sondaggi nella rivista Focus di questo mese hanno rilevato che il 26% dei cattolici stava riconsiderando la propria appartenenza religiosa.

 

[N.d.T.

Per chi volesse maggiori informazioni sul funzionamento effettivo dell’8x1000, in particolare sul processo di distribuzione, rimando:

-         all’articolo di Curzio Maltese del 2007 su Repubblica, in particolare il settimo paragrafo: http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/cronaca/conti-della-chiesa/conti-della-chiesa/conti-della-chiesa.html;

-         a ricercare la legge 222 del 1985, in particolare l’art.47, dove è esplicitato il funzionamento della ripartizione, nel sito: http://www.normattiva.it/]

Ultimo aggiornamento (Giovedì 29 Aprile 2010 09:29)

 

Commenti  

 
0 #1 chiara 2010-04-30 02:20 In Germania la situazione delle "tasse religiose" è particolarissim a: ognuno è registrato presso la propria parrocchia (moschea / sinagoga) e il 9% (nove!) delle sue tasse viene automaticamente devoluto alla sua "chiesa" di appartenenza. Se non si vogliono pagare queste tasse, si deve riempire un modulo con cui si dichiara che si vuole abbandonare la comunità - e, in pratica, si viene scomunicati.
www.thetablet.co.uk/article/13541
Il sistema tedesco quindi è a dir poco antipatico di per sé, e gli scandali sessuali peggiorano la situazione.
Ma a cosa servivano queste tasse? Non solo a pagare gli stipendi di preti e porporati. Potendo contare su questi alti introiti, le chiese tedesche hanno aperto scuole, mense, ospedali, strutture.
Tutte cose che, visto che le cose stanno cambiando velocemente, potrebbero dover chiudere nel giro di qualche mese. Il tempo per alcuni milioni di tedeschi di compilare il modulino.
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