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La schiavitù ai tempi della mafia

Le conclusioni dell'indagine della polizia dà una versione nuova dei fatti di Rosarno: le rivolte del gennaio 2010 non sarebbero state dovute al razzismo della popolazione calabrese ma alla sfruttamento sistematico della mafia a danno dei braccianti africani, condannati a una condizione di schiavitù. Proponiamo la traduzione di un articolo di Nick Squires per il Telegraph, l'articolo originale si trova qui

rosarno «La mafia aveva il controllo di gruppi di schiavi nell’Italia meridionale, afferma la polizia.

La polizia ha affermato che gli scontri scoppiati nella città di Rosarno tra i braccianti di colore e gruppi di italiani bianchi sono stati alimentati da anni di sfruttamento degli immigrati, e non da tensioni razziali.

La polizia ha arrestato più di trenta persone e confiscato aziende agricole e altre proprietà per il valore di 10 milioni di euro al culmine di un’indagine riguardante le violenze avvenute in Calabria a gennaio scorso, in cui 53 persone erano rimaste ferite.

L’indagine della polizia riguardo alle violenze di 4 mesi fa ha rintracciato la causa delle rivolte nel fatto che i braccianti africani erano trattati come poco più che schiavi dai mafiosi che li avevano in carico.

Sono italiani la maggior parte di coloro che sono stati arrestati con l’accusa di associazione mafiosa e violazione delle leggi sul lavoro, e sono sospettati di avere contatti con il crimine organizzato.

I braccianti, che vengono perlopiù dall’Africana sub-sahariana, ricevevano non più di 25 euro per lavorare fino a 14 ore al giorno in frutteti e aziende agricole locali della regione localizzata sulla punta dello Stivale.

Dopo essere arrivati dall’Africa in Italia, spesso senza documenti, gli immigrati erano sfruttati dalla mafia locale, che li “affittava” agli agricoltori.

I lavoratori dovevano pagare tra i 6 e i 10 euro della loro paga giornaliera ai loro “agenti”. Se provavano a rivolgersi alle autorità venivano minacciati con la violenza – afferma la polizia.

“Non c’è stata nessuna improvvisa esplosione di razzismo a Rosarno il 7 gennaio”, ha dichiarato il questore di Reggio Calabria Carmelo Casabona. “La violenza ha rappresentato una ribellione degli stranieri contro lo sfruttamento”.

Una
parlamentare del Partito Democratico, Rosa Villecco Calipari, ha condannato “una realtà malata nella quale uomini senza scrupoli costringono altri a vivere in condizioni di quasi schiavitù”.

Sulla scia della violenza, centinaia di uomini africani erano stati evacuati dall’area sotto la scorta della polizia e portati in centri per migranti, ma da allora molti sono tornati ai loro vecchi lavori».

Ultimo aggiornamento (Domenica 09 Maggio 2010 19:04)

 

Commenti  

 
0 #1 chiara 2010-05-08 19:54 Io credo che la lettura dei fatti di Rosarno dipenda da che cosa di intende per razzismo. Può anche essere che gli abitanti di Rosarno non ce l'avessero con gli africani in quanto africani, e che tutto sia dipeso dalle condizioni in cui la mafia teneva costretti i lavoratori africani. Ma guarda caso la mafia, in quelle condizioni, ci teneva proprio loro, gli africani, in virtù della loro condizioni marginale, illegale, povera, disperata. Questo forse non sarà un razzismo individuale, ma è un razzismo di sistema. Citazione
 

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