Berlusconi non è una barzelletta.
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John Lloyd, membro della redazione del Financial Times e collaboratore di Repubblica, recensisce sul FT due libri che mettono a fuoco la situazione nel nostro paese in seguito alle vicende che negli ultimi mesi hanno visto protagonista Berlusconi: "Il Sultanato", di Giovanni Sartori e "Papi: Uno Scandalo Politico", di Peter Gomez, Marco Lillo e Marco Travaglio.
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http://www.ft.com/cms/s/2/f53b0fea-98e3-11de-aa1b-00144feabdc0.html
Silvio Berlusconi non è la barzelletta che molti stranieri credono che sia. Per gli italiani di destra, Berlusconi è un affidabile anti-socialista che ha avuto l'abilità di unire le forze di destra in una salda maggioranza, che ha progressivamente fatto arretrare la sinistra. Per costoro, la sua vita privata è o invidiabile, o irrilevante, o entrambe.
Per gli italiani di sinistra, Berlusconi è una fonte di frustrazione e vergogna: frustrazione perché durante gli ultimi 15 anni, in cui si è trasformato in una potente forza politica, la sinistra non è riuscita a tenere a freno la sua eclatante egemonia sui media e sulla politica, e ora non possono vincerlo; vergogna a causa del fatto che una persona che essi ritengono distruttiva per la società civile, per la libertà di parola e perfino per il ruolo della legge, debba rappresentare il loro paese.
Giovanni Sartori, decano degli scienziati politici italiani ed editorialista del Corriere della Sera, ha scelto una parola per descrivere la particolare fisionomia del ruolo di Berlusconi. Non si tratta, afferma - in opposizione a chi vede una camicia nera al di sotto dell'abito elegante - di una dittatura. È piuttosto un "Sultanato", in cui Berlusconi "governa un partito di carta letteralmente prostrato ai suoi piedi. Nomina chi vuole, licenzia chi vuole, come se si trattasse del suo personale di servizio"
Aggiungete che l'abilità del primo ministro di nominare membro del parlamento chi vuole attraverso il blocco delle liste elettorali, così come la sua tendenza a incentivare donne giovani e belle indipendentemente dalla loro (in)esperienza e (in)abilità politica e professionale, e si ottiene - afferma Sartori - la corte di un sultano.
Sartori ammette che l'obiettivo di Berlusconi di "indebolire e diluire i poteri di controbilanciamento, che stanno ponendo ostacoli sulla sua strada" potrebbe portare alla tirannia - e annota che la sua megalomania e il suo complesso di persecuzione stanno crescendo. Ma Sartori ritiene che non sia così ambizioso: "Berlusconi è semplicemente interessato a fare ciò che vuole".
Il Sultanato è una raccolta di editoriali di Sartori sul Corriere della Sera, con l'aggiunta di un paio di saggi. Ovviamente ha l'inevitabile svantaggio che gli argomenti che dominavano le prime pagine nei momenti in cui gli editoriali sono stati scritti, ora si sono affievoliti. Ma il centro del libro è il lucido tentativo di definire che cosa sia un regime unico - uno in cui il potere mediatico viene impiegato con spietata persistenza per soffocare tutto in un misto di allegria, ottimismo e machismo.
Un osservatore lucido come Sartori non poteva mancare di notare che la sinistra italiana ha rovinato le proprie occasioni; una ragione, scrive, è che "da un lato c'è sempre e solo Berlusconi; dall'altra ci sono Prodi, D'Alema, Amato, Rutelli, Veltroni, che si spintonano e sono in competizione l'uno con l'altro". È assolutamente vero che la sinistra sembra incapace di produrre un leader in grado di comandare con lealtà. La routine delle numerose pagine politiche dei quotidiani italiani - siano di destra o sinistra, pro o anti Berlusconi - sono riempite da interviste pungenti oppure da briefing autoreferenziali dei leader della sinistra. Il resto dello spazio che Berlusconi può occupare - molto, dal momento che comanda sei dei sette canali televisivi italiani - risucchia l'ossigeno della pubblicità da tutte le altre forze, e concentra su di lui l'attenzione politica.
Questa attenzione, come un altro libro, Papi, racconta, è stata volgare per buona parte del 2009. Il titolo del libro viene dal nomignolo che per Berlusconi usava Noemi Letizia, la 18enne napoletana, aspirante star televisiva, la cui associazione con il primo ministro provocò la sfuriata della moglie. Il termine è un diminutivo affettuoso e denota una relazione che, quale che sia la sua vera natura, dev'essere unica al giorno d'oggi per un capo distato.
Ultimo aggiornamento (Lunedì 16 Novembre 2009 13:11)















