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Alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Padova

Pubblico di seguito il discorso tenuto all'assemblea di Lettere e Filosofia di Padova

livianoSono ormai due anni che a fasi alterne ci opponiamo alle politiche universitarie del Ministro Gelmini e in questo periodo abbiamo avuto la possibilità di studiare e capire a fondo la questione universitaria italiana e in particolare padovana. Da tempo veniamo alle assemblee a dire, e a sentirci dire, sempre le stesse cose in una sorta di guerra di trincea, che porta solo al lento logoramento di chi vi partecipa. Qualche corteo, qualche assemblea, i docenti che ci appoggiano, molti se siamo in molti, pochi se siamo in pochi, salvo poi essere i primi a tornare nei loro amati studi a continuare la tranquilla vita da docenti universitari. Ci lasciano con un "armatevi e partite", tante pacche sulle spalle e poco altro. Come se non fosse tra quei docenti che avvengono i peggiori comportamenti baronali, come l'assunzione di amici, parenti, AMANTI, la produzione di ricerche di bassa qualità che non incidono per nulla sulla realtà esterna, le citazioni dei lavori degli amici per ottenere buoni punteggi nelle graduatorie di ricerca, la pubblicazione di libri INUTILI solo per farli acquistare ai propri studenti, le lezioni frontali da 200 – 300 – 400 persone, fatte magari leggendo delle slide di powerpoint, gli esami farsa in cui si prende trenta solo sapendo parlare in italiano, oppure dall'altra parte gli accanimenti sadici di vecchi professoroni su terrorizzati studenti del primo anno. Tutte cose che avvengono ogni giorno e che si potrebbero cambiare solo con la volontà di migliorare il servizio che si offre alle persone e per cui le persone PAGANO, magari tenendo presente che il dovere di una facoltà universitaria non è solo garantire l'apertura dei portoni la mattina, ma anche e soprattutto, offrire una DIDATTICA DI QUALITÀ.

L'università che frequentiamo assomiglia sempre di più ad un incrocio tra un liceo, una fabbrica di laureati di massa e un parcheggio esistenziale. D'altronde se migliaia di ragazzi non fossero PARCHEGGIATI in università, il nostro sistema produttivo non saprebbe dove metterli e ci troveremmo di fronte a tassi di disoccupazione giovanili molto più alti dell'attuale 40-50%.
Quello che ci aspetta finiti questi ameni anni di studio è, nella stragrande maggioranza dei casi, la disoccupazione o il precariato, per intenderci quello che non raggiunge la quantità di contributi per sviluppare la pensione minima, in una parola: la povertà. Gli unici ingredienti che abbiamo per affrontare questa condizione UMILIANTE sono la creatività, la disciplina e i coglioni. Senza questi tre strumenti la giungla sociale che sta al di fuori dell'università inghiotte e mangia velocemente, tanto che la maggior parte dei nostri coetanei è ancora COSTRETTA a vivere con i propri genitori, perché impossibilitata a mantenersi autonomamente. Questi tre strumenti, la creatività, la disciplina e i coglioni, una facoltà umanistica come la nostra dovrebbe insegnarli in qualche modo ai suoi studenti se fosse minimamente consapevole di quello che è il mondo esterno, ma forse i responsabili dei nostri corsi di laurea sono troppo preoccupati a stilare statistiche per dimostrare come la tal percentuale di studenti a sei mesi dalla laurea abbia trovato lavoro in quel settore. Tutte falsità.
La verità è che alla stragrande maggior parte di noi toccherà un futuro di disoccupazione e precariato, innanzi tutto perché l'insegnamento che ci è fornito ogni giorno è di BASSA QUALITÀ.
E quegli stessi docenti che ci forniscono questa didattica da liceo stanno zitti di fronte ai loro studenti riguardo allo stato dell'istruzione e del futuro degli stessi. Ogni giorno vi guardano negli occhi e vi prendono per il culo, perché se veramente credessero a quello che dicono dovrebbero smetterla di fare lezione e dirvi di andare a lavorare. Le eccezioni esistono, è vero, e per l'appunto sono eccezioni e non certamente la regola. Ad alcuni, che oramai conosciamo da anni, vanno i nostri più sentiti ringraziamenti e la nostra totale stima, quella che un allievo che ha fame di sapere può attribuire ad un maestro sincero. Ma questi sono pochi umili e isolati casi, che non bastano più a tenere in piedi il baraccone. NOI VOGLIAMO STUDIARE E VOGLIAMO STUDIARE TANTO, senza essere costretti ad emigrare in Svezia per farlo. La domanda che a questo punto è lecito farsi è: ha ancora senso tenere in piedi questo baraccone? Possiamo ancora parlare di didattica di qualità? Se la risposta, come noi crediamo, è no, allora gli studenti per primi devono ribellarsi a questa condizione UMILIANTE e riprendere in mano il proprio futuro.
Per fare questo c'è bisogno che chi è seduto nei banchi di questa assemblea la smetta di ascoltare e applaudire e decida di alzarsi ed agire utilizzando quegli strumenti che questa università non saprà mai fornirgli: CREATIVITÀ, DISCIPLINA E COGLIONI.
 

Ultimo aggiornamento (Martedì 09 Novembre 2010 11:46)

 

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