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DDL GELMINI

Da ieri, 24 novembre, è entrato in discussione alla Camera dei deputati il DDL Gelmini. 
A partire dal 2008 gli studenti hanno iniziato a far sentire la loro voce contro questa ipotetica riforma dell'Università, in realtà semplicemente dei tagli e un aumento del potere dei baroni, checché ne dica il ministro Gelmini

Noi il decreto lo conosciamo a memoria, è inutile che si provi a descriverci come strumentalizzati da varie forze politiche, sappiamo che l'Università di oggi non va bene e deve essere riformata, tuttavia la nostra idea di università è diversa da quella che ci viene proposta oggi da questo governo e dai governi che si sono succeduti dal 1999 in avanti; per questo ieri e oggi a Padova e in tutta Italia abbiamo iniziato ad alzare la nostra voce.
Per questo motivo non abbiamo alcuna intenzione di premere il freno e smettere di urlare a tutti la nostra ragione, e uso volutamente il termine al singolare, perché in questo caso di ragione ce n'è una ed è dalla nostra parte.

Ieri abbiamo paralizzato le città, occupato il Senato, bloccato ferrovie e aeroporti. Quando diciamo "Ci bloccano il futuro, blocchiamo le città!" non scherziamo, faremo capire quale è il peso degli studenti nelle varie economie cittadine: troppo spesso veniamo visti semplicemente come vacche da mungere tramite tasse, affitti, bar. Troppo spesso veniamo sfruttati con lavori in nero, necessari per mantenerci nello studio, siamo i vostri camerieri, quelli che rispondono ai call center, quelli che fanno da babysitter ai vostri bambini e coloro che danno le ripetizioni ai vostri figli e siamo sempre noi che manteniamo la città viva.
Non ci accontentiamo più di sfilare per le vie del centro storico, magari nelle zone pedonali, per mostrare il nostro dissenso, noi vogliamo fare capire veramente alla cittadinanza quale è la nostra volontà, essere al centro del dibattito, e l'unico modo immediato che abbiamo è bloccare le strade e occupare i monumenti simbolo delle città. 
Ci date dei violenti e noi continuiamo ad andare nei cortei a volto scoperto, con le cartelle e gli zaini, come abbiamo cominciato a dire a Padova: "Noi quaderni, voi manganelli"; ci date dei terroristi perché lanciamo delle uova contro delle pareti; ci date dei perditempo perché durante il nostro tempo libero invece che rincoglionirci davanti ai social network o magari davanti alla televisione noi facciamo assemblee e ci conosciamo di persona, non in chat. Ci dite che dovremmo andare a lavorare, e noi mentre studiamo, magari la notte, ci chiediamo spesso come mai mentre noi facciamo un corteo alla 4 del pomeriggio o alle 10 di mattina tu sei là a urlarci "vai a lavorare!"? appena finiscono le manifestazioni noi corriamo nelle biblioteche e nelle aule studio, tutto per  cercare di costruirci un futuro a nostra dimensione, non il futuro che voi avete progettato per noi.
Di slogan durante le nostre iniziative ne urliamo tanti, con rabbia, con una giusta rabbia. Tra questi lo slogan più forte è "RIPRENDIAMO IL NOSTRO FUTURO!".
Voi siete il passato e il presente e pensate che questo vostro presente duri per sempre. Non è così, finalmente la nostra generazione, quella che qualche mese fa avevo già analizzato su queste pagine interattive, ha preso consapevolezza di sé. Noi siamo il futuro, che voi lo vogliate o no, e quello che è nostro lo pretendiamo e ce lo prendiamo.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 25 Novembre 2010 21:25)

 

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