18/12 Nichi Vendola a Padova, il testo integrale dell'intervento degli studenti.
Mi preme sottolineare che questo intervento è stato letto da me, di fatto però è stato prodotto da tutta l'associazione LogOut, dal Sindacato degli Studenti e da Link - Coordinamento universitario, tramite il confronto e la cooperazione che ha portato alla nostra comune crescita. Non ci fermeremo, andremo avanti. Riprendiamoci il futuro!
Una lotta per il bene comune.
Sono Maurizio. Ma potrei essere Nicola, come Francesco. Come Serena, come Marco..
Sono uno studente, uno studente come ce ne sono tanti. Faccio parte di un movimento che da due anni a questa parte cerca di ribadire una cosa sola: che la colonna portante di uno stato più equo, più giusto è l'accesso al sapere, il sapere come bene comune. Lo abbiamo fatto in tanti modi differenti: con flash mob, con cortei che hanno riempito con i loro colori pulsanti le anse grigie dei Centri disanimati, lo abbiamo fatto avvicinandoci a quel cielo nerastro che chiude come un coperchio le nostre città, salendo sulla Torre di Pisa, sulla Mole Antonelliana, sul Colosseo, sul Santo, ma soprattutto informandoci e riflettendo e informando e facendo riflettere: a riguardo di un disagio che non è solo nostro, ma di un'intera generazione...
Ma che cos'è questo bene comune? Il bene comune è ciò di cui la comunità dovrebbe disporre liberamente, ciò che le dovrebbe di fatto già appartenere. I beni comuni materiali sono limitati per definizione, ma quelli immateriali, come la conoscenza, possono potenzialmente avere una diffusione illimitata: basta l'idea giusta veicolata nel modo giusto per cambiare la vita a una persona, il quotidiano della gente, ma questa, e lo costatiamo ogni giorno, non è la tendenza in atto – il processo di cui stiamo iniziando a vedere solo ora i frutti si origina tanto tempo fa, nell'idea di benessere come apparenza, dell'immagine come sostanza.
La logica neo-liberista contro la quale ci opponiamo disegna un mondo alla rovescia: un mondo dove si può disporre dell'acqua, del petrolio, delle foreste delle montagne senza limite. Mentre per quanto riguarda la conoscenza, be', quella meglio che sia ad appannaggio dei pochi, di quei pochi che possono permettersi di pagare rette da decine di migliaia di euro all'anno. E dove ogni espressione umana deve avere come scopo, per essere "rispettabile", di muovere denaro....
Per chi ci governa i figli del ceto medio e i figli del ceto più basso sono diversi da figli del ceto più alto ai quali viene garantito un privilegio, il privilegio di poter accedere ai livelli massimi dell'istruzione non perché capaci e meritevoli, come dice la nostra costituzione, ma perché messi al mondo da una famiglia con il portafogli pieno. Questa è quella che chiamo rendita: qualcosa che queste persone non si sono guadagnate con il lavoro, con l'impegno, con la fatica, con la volontà, con la passione ma che hanno ottenuto per il da chi e il dove sono nate.
Vogliamo un futuro dove il PIL non sia l'indicatore al quale ci si affida per valutare il benessere di una nazione - l'accesso al sapere e all'istruzione, l'accesso alle cure mediche, la qualità dell'ambiente, il tempo libero delle persone, la sicurezza sul lavoro, la libertà di stampa e d'espressione, sarebbero solo alcuni dei parametri di lettura che ci consentirebbero di comprendere la salute effettiva di un paese, nonché il suo bene comune.
Ed è partendo da queste premesse che immaginiamo l'università del domani: un'università che è in grado di far comprendere a un governo che un cittadino istruito è una risorsa per l'intera comunità. Perché solo un cittadino competente e che ha maturato in anni di studio e di lavoro un certo senso critico potrà veramente migliorare le condizioni sue e del suo prossimo. Vogliamo responsabilità e coscienza: non vogliamo cittadini che girino gli occhi dall'altra parte, che si nascondano le miserie che li circondano. È per questo motivo che vogliamo meno io e più noi, perché le grandi sfide del domani possono essere vinte solo da una comunità coesa e solidale. Dove quello che ha il capannone a venti metri dal mio non è il mio peggior nemico, ma un essere umano. Il sapere porta a questo, a non de-umanizzare l'altro, a non vederlo solo come un competitore o un elemento della produzione.
L’università che vogliamo non è l’università dei tagli, dei prestiti d’onore, delle rette impazzite, dei baroni, dei ricercatori con contratti simili a ordalie, dei cda partecipati da banche e da politici che ancora non hanno trovato il loro buco in Parlamento. L’università dove solo lo 0.5% dei dottorati prosegue la sua carriera accademica in Italia.
La nostra idea di università c’è già, è un progetto di democrazia partecipativa, come piace a noi. Questo progetto è l’AltraRiforma e noi chiediamo a Nichi Vendola che questo progetto sia la base per la riforma che il nostro sistema necessita. La nostra proposta per l’università di domani indica un’università in cui chi non ha le risorse deve avere un sistema di welfare che gli consenta di frequentarla senza indebitarsi, un’università di sapere socratico, nel senso di cooperativo e partecipativo, come è d’esempio questo stesso documento che vi sto leggendo, frutto del confronto tra più giovani. Vogliamo un’università libera, in cui non ci sia un partito o confindustria a decidere senza per di più dover mettere un euro.
Non vogliamo essere costretti a preparare la valigia per raggiungere il milione di giovani italiani che già ha lasciato il paese, perché senza domani, perché senza retaggio.
La nostra idea di università c’è già, è un progetto di democrazia partecipativa, come piace a noi. Questo progetto è l’AltraRiforma e noi chiediamo a Nichi Vendola che questo progetto sia la base per la riforma che il nostro sistema necessita. La nostra proposta per l’università di domani indica un’università in cui chi non ha le risorse deve avere un sistema di welfare che gli consenta di frequentarla senza indebitarsi, un’università di sapere socratico, nel senso di cooperativo e partecipativo, come è d’esempio questo stesso documento che vi sto leggendo, frutto del confronto tra più giovani. Vogliamo un’università libera, in cui non ci sia un partito o confindustria a decidere senza per di più dover mettere un euro.
Non vogliamo essere costretti a preparare la valigia per raggiungere il milione di giovani italiani che già ha lasciato il paese, perché senza domani, perché senza retaggio.
Per questo il movimento studentesco non ha le dinamiche di una lotta corporativa, ma vuole essere una lotta diffusa che mette al centro del dibattito l’unica risorsa imprescindibile per il domani di un paese: i giovani.
Ultimo aggiornamento (Domenica 16 Gennaio 2011 22:48)















