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Informiamoci: breve (e critica) rassegna stampa sul ddl Gelmini

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Informiamoci: breve (e critica) rassegna stampa sul ddl Gelmini
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Questa è una breve rassegna stampa. Ho selezionato alcune reazioni apparse sulla carta stampata rispetto al ddl Gelmini. Se volete approfondire, cliccate sui titoli e verrete indirizzati all’articolo completo. Il senso di questa pagina è offrire un breve approfondimento. Troverete un riassunto dell’articolo, qualche citazione tra virgolette e un mio commento.

Buona lettura! 

 

1) Il primo articolo è di SALVATORE SETTIS, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, che l’anno scorso aveva preso posizione contro la politica dei tagli del Governo. Con un articolo intitolato Università, i rischi della riforma Gelmini (la Repubblica) Settis esprime apprezzamento circa vari meccanismi del disegno di legge ma fa una dura critica della politica che nel ddl si sottolinea più volte: i cambiamenti devono avvenire “senza oneri aggiuntivi per la finanzia pubblica”. Settis è contro il cambiamento “a costo zero” e fa notare che la qualità delle università è direttamente proporzionale ai finanziamenti che ricevono: "Il costo standard delle migliori università è in tutto il mondo più alto che nelle peggiori, insomma è commisurato al risultato che si vuole ottenere". [...]

Si tratta di competitività a livello, se non globale, almeno europeo: "Quello che il governo deve decidere è se vogliamo competere con gli altri paesi o no".

In sintesi: "A costo zero si fa meno di zero". E Settis porta qualche paragone che ci dà un’idea dell’asfissia finanziaria in cui si trovano le nostre università: "Investiamo un quinto che in Israele, un quarto che in Svezia e Finlandia, un terzo che in Islanda, siamo stati recentemente sorpassati da Spagna, Slovenia, Irlanda, Repubblica Ceca".

 2) Il secondo articolo è di BRUNO VESPA. Indovinate? Guarda caso, lui è favorevolissimo alla riforma, tant’è che l’articolo si intitola: Riforma Gelmini, un'occasione per il Paese, lobby permettendo (Giorno/Resto del Carlino/Nazione). L’appoggio di Vespa è acritico e per slogan. L’istruzione non può essere un ammortizzatore sociale (copyright Brunetta) e, dopo una sfilza di numeri, è definitivo che l’importante sia “cambiare”, indipendentemente da “come cambiare”: "In Italia per troppo tempo l'università, come la scuola, è diventata un ammortizzatore sociale. [...] Adesso tutto dovrebbe cambiare". Cercare di razionalizzare l’apertura di facoltà dovrebbe, secondo Vespa, essere agganciato alle possibilità di impiego lavorativo di chi le frequenta. Un buon motivo per chiudere Lettere insomma: "E' giusto che l'apertura di facoltà sia del tutto indipendente dalle possibilità di impiego di chi le frequenta?" 



Ultimo aggiornamento (Lunedì 16 Novembre 2009 13:05)

 
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