Il progetto che piace ai poteri forti
Il Potere della Sera finora ha parlato del ddl Gelmini solo con la voce degli ammiratori confindustriali, dei cantori governativi e dei rettori complici. Per linea editoriale, ha fin qui ignorato le lettere dell'Andu, imitato in questo da Repubblica (fatto che dimostra incontrovertibilmente - se per caso ce ne fosse stato bisogno - che il progetto di riforma del Partito Democratico non si discosta nello spirito privatizzatore da quello del governo).
Finalmente, il Potere della Sera ha pubblicato un articolo non in linea. Si intitola Università, progetto che piace solo ai rettori ed è a firma di Alberto Burgio, il quale, oltre ad essere professore di storia della filosofia a Bologna, è stato candidato alle Europee nella lista Prc-Pdci.
Burgio tocca tre punti nevralgici.
a) I soldi. Burgio ricorda che la Carta di Lisbona prevedeva di alzare al 3% (nel 2010) i finanziamenti alle Università. Poiché l'Italia è ferma all'1,1%, i nostri atenei sono ufficialmente i meno finanziati d'Europa.
b) I poteri forti. Non è un caso che questa riforma piaccia ai rettori e a Confindustria. Si potrebbe dire, anzi, che questo è il vero punto di forza del ddl. Il consenso dei rettori e di Confindustria è dovuto ai maggiori poteri che vengono attribuiti agli uni (cambiando i meccanismi elettivi) e all'altra (inserendo nel CdA almeno il 40% di imprenditori e banchieri con poteri anche sulla didattica).
c) La precarizzazione. I 60-70 mila precari dell'università che aspettano di diventare di ruolo non lo diventeranno mai. Anche da un punto di vista economico, è uno spreco di risorse enorme. E la soppressione della figura di ricercato a tempo indeterminato a favore di quella di ricercatore a tempo determinato non avrà l'effetto di scartare i peggiori e selezionare i migliori, se non ci saranno i fondi per assumere nessuno.
Ultimo aggiornamento (Venerdì 27 Novembre 2009 16:32)















